Oggi in Italia, commenti politici della Redazione

[ARCHIVIO]

N.17 Anno III Mensile di commenti quotidiani 
dalla Redazione di Socialisti.Net
Settembre 2002
 

Titolo: (24.09.02) A DESTRA DI TABACCI

Redazione

Scrive De Michelis, su Il Nuovo: “Dopo poco più di un anno di vita la maggioranza governativa accusa qualche affanno, nel mentre l'opposizione, soprattutto a livello della società civile, sembra ricompattarsi e rialzare la testa: bene fa quindi Umberto Bossi a richiamare anche bruscamente i propri partners a stringere le fila ed a rilanciare i propri progetti di riforma del Paese.” E conclude l‘articolo chiedendo a Tremonti di farsi carico di individuare “con precisione tappe e passaggi obbligati” per giungere alla devolution.

Bruno Tabacci, del Udc, invece di esaltare le pantomime padane di Bossi e chiedere a Tremonti di farsene carico, non usa mezzi termini nei confronti del ministro dell’ Economia: sul controllo della spesa pubblica ''è stato superficiale'', ha dichiarato di recente nel suo intervento alla seconda giornata del forum organizzato da Business International. Un’altra grana l’aveva piantata, settimane fa, con la Lega sulla maxisanatoria per gli immigrati.

A noi pare veramente curioso che il segretario di un “partito socialista” riesca a porsi a destra di un centrista del Polo come Tabacci, il quale verso i ministri Bossi e Tremonti, e il governo in generale, ha assunto il ruolo del più accesso piantagrane di questa maggioranza. Gianni De Michelis no, il suo ruolo - alla faccia della salvaguardia di una identità socialista, evidentemente ormai solo nominalistica, nella Casa delle Libertà – si esaurisce in quello di suggeritore che dispensa prudenti consigli su politiche economiche ed internazionali ad uso interno delle correnti di governo. Del controllo della spesa pubblica non è mai stato maestro, ma forse nutre qualche speranziella di soffiare al “compagno” Frattini la prossima nomina alla Farnesina, o almeno di parteciparvi come sottosegretario. Chissà? (l.g.)



Titolo: (20. 09. 02) MICHELE CHI?

Redazione

Ai troppi parvenu della politica che siedono in parlamento e nel governo, e improvvisano proficuamente una professione immaginandosi una vocazione, rispondono nelle piazze altri come loro, degnissimi figli delle muse, esponenti di arti & mestieri che si sentono promossi da voce recitante a rappresentanti dell’opinione pubblica.

Tra questi, Michele Santoro che non solo è convinto di rappresentare la comune indignazione popolare, ma aspira ad essere coscienza d’una intera generazione di democratici che teorizzano la loro faziosità come raro dono della storia. La sua intolleranza, fastidiosa al suo stesso establishment, già una volta l’aveva obbligato a lasciare la Rai con truppe e bagagli. Era il 1996, Berlusconi si rodeva all’opposizione, l’Ulivo era trionfante. Eppure il giornalista fu estromesso da Rai Tre e, evidentemente, non trovò posto nei palinsesti delle altre reti Rai.

Allora nessuno gridò alla libertà di stampa conculcata, né presentò interrogazioni parlamentari. Neppure un Pecoraro Scanio qualsiasi si levò a perorane la causa. E l’illustre salernitano trovò sicuro approdo sulle reti Mediaset dell’odiato tycoon di Arcore. Con negli occhi la tristezza del distacco da mammà che solo gli emigranti del Sud conoscono, andò a offrire il petto ai bombardieri Nato sui ponti di Belgrado e per quasi tre anni evitò di sputare nel piatto.

Eccolo ora nuovamente in cerca di collocazione. Tutti lo vogliono (“La sua professionalità non si discute” dice il presidente Rai Baldassarre), ma quando si tratta di pigliarlo, allora…”Nel 2003 avremo un budget nuovo e si tratta di discutere”, dice Ruffini, il direttore di Rai Tre che l’inserirebbe, pare volentieri, nel palinsesto. Anche Maurizio Costanzo lo reclama, ma il conduttore di ‘Sciuscià’, al grido di “Mai con chi mi ha oscurato…”, ha rifiutato con mesto sdegno l’ambigua offerta.

Così, come sparirà il ricordo dei Castelli e dei Pisano non appena allontanati dalle poltrone inopinatamente conquistate, anche i Santoro e i Moretti, lontani dai teleschermi e dal cinema, non potranno vivere di luce propria. Credono di essere, ma sono solo in quanto appaiono. È il video o lo schermo che contano, non loro, come ha spiegato Mc Luhan più di trent’anni fa. (rt)


Titolo: (13.09.02) UNILATERALISMO E TERRORISMO

Redazione

Non si può non osservare che a fronte di pagine intere sull’intervento di Bush alle Nazioni Unite, sia difficile trovare sulla stampa quotidiana adeguato spazio alla notizia delle minacce, altrettanto violente, del Presidente Putin alla Georgia. Avessero accostato le notizie, sarebbe stato evidente a tutti che si sta prefigurando una accordo che sancirà il via libera reciproco a due guerre ‘preventive’: l’una contro i ‘terroristi’ irakeni, l’altra contro i ‘terroristi’ ceceni. Sullo sfondo da tempo, Sharon alle prese con i ‘terroristi’ palestinesi e le miriade di altri conflitti, più o meno palesi e ampi, in giro per il mondo.

Un anno dopo l’11 settembre domina ovunque l’incertezza su tutti i fronti delle relazioni internazionali, per non dire della crisi delle economie. Il semifallimento del vertice di Johannesburg su ambiente, fame e sviluppo, come quello per l’introduzione della Corte Internazionale per i reati di guerra e di ogni tentativo di applicazione delle risoluzioni sui conflitti in corso, sanciscono lo stato di impasse nel quale si trovano le Nazioni Unite. Non si riesce, insomma, in alcun modo a dare una ‘governance’ alla famosa globalizzazione. Così, ognuno per sé, sulla scorta della forza in possesso, sempre più brutale, a difendere i propri interessi nazionali. E’ la dottrina dell’unilateralismo che avanza e, c’è da scommetterci, non ne verrà nulla buono. Quando fallì il primo Onu - la Società delle Nazioni - fu la seconda Guerra mondiale.

La sinistra, che ci risultava essere una volta  internazionalista, non riesce a dir nulla, riflettendo la vacuità del suo organismo principale: l’Internazionale socialista. Sarebbe bello che a fronte allo stravolgimento del diritto internazionale, che - come noto - non prevede ‘la guerra preventiva’, la sinistra in generale, e quella nostrana in particolare, rinunciasse al pacifismo metafisico e monodirezionale verso USA e Israele e utilizzasse, invece, un’etica della responsabilità per mobilitarsi a salvaguardia del diritto internazionale su tutti i fronti. Tenendo poi conto del fatto che lo scenario bellico in corso propone, nel caso più clamoroso e pericoloso, uno scontro tra civiltà giudaico-cristiana e islam che dovrebbe necessariamente rilanciare il linguaggio della laicità per uscire dall'attuale coro del duplice manicheismo dalle retoriche religiose, proprio tanto degli ‘unilateralisti’ che dei ‘terroristi’. (l.g.)


Titolo: (09.09.02) W IL LEONE DI BERLUSCONI

Redazione

Il primo paradosso della Mostra del cinema di Venezia era giunto nei giorni iniziali, quando si è assistito al capovolgimento della consacrazione a Cannes l’anno scorso di Moretti regista. Le parole di Dino Risi hanno espresso con perfetta formula sintetica quanto ripetiamo da anni sulle amenità narcisiste dei suoi non-film, culminati con il 'falso' “La stanza del figlio”.

Il secondo paradosso si è verificato invece ieri alla premiazione. Mentre al Festival di San Remo del centro-sinistra si videro vincere gli ‘amici’ Avion Travel, che saranno sul palco romano dei girotondisti, la prima Mostra cinematografica del governo Berlusconi si è conclusa suggellando la fine dell’egemonia democristiana inaugurata nel 1948. Ha infatti vinto un film dopo essere stato bollato dall’ Avvenire come «infame», da L’ Osservatore Romano come «provocazione rabbiosa e rancorosa» e definito «un falso, una calunnia» da don Baget Bozzo.

 «The Magdalene Sisters» di Peter Mullan racconta la storia di un gruppo di ragazze all'interno di un istituto di correzione-lavanderia gestito dalle suore della Maddalena in Irlanda nel 1964. Chiusi nel '96, per anni gli istituti hanno ospitato, tra violenze e abusi di ogni tipo, ragazze madri, orfane, quelle con difetti fisici e handicap o quelle che avevano subito stupri. 

Capita così nel Bel paese che, mentre Veltroni in Consiglio comunale e Frizzi a Miss Italia si mobilitano per le ragazze madri che in Nigeria rischiano la lapidazione, il film di un allievo di Ken Loach vinca il Leone d’oro rammentandoci che una certa condizione femminile è tutt’altro che estranea alla nostra società e che tutte le fedi fondamentaliste opprimono le donne. Ringraziamo Berlusconi almeno per la direzione della mostra veneziana! (l.g.)



Titolo: (07.09.02) L’OPPOSIZIONE DEI GIROTONDI

Redazione

‘Mani pulite’, rimpianta e invocata dai girotondini della sinistra intellettuale, un esito certo l’ha conseguito, quello di oscurare il politico di professione, facendo salire alla ribalta la ‘gente che lavora’. Gli elettori sono stati convinti che la politica la può fare chiunque, più o meno come il tifoso presume di essere in grado di mettere in campo la Nazionale.

Non fa eccezione l’opposizione. Soprattutto quella che vorrebbe dare l’assalto al Palazzo pensa che i politici dovrebbero farsi da parte. Con questo intento Flores d’Arcais e Nanni Moretti si apprestano a guidare la manifestazione del 14 settembre, quella in cui la sinistra dei privilegiati si porrà alla guida della sinistra e dell’opposizione tutta.

Il regista e il cantante, l’attore e il docente, il giudice senza pudori, il giornalista e lo scrittore, il sindacalista…tutta una fauna professionale appartenente alle classi privilegiate si farà interprete della nuova opposizione e si sostituirà ai politici, tenendosi al riparo dietro stipendi cospicui e sicuri, o protetta da incassi milionari (€) spesso garantiti dall’immensa rete-mercato della sinistra.

Il raduno romano altro non è che un mostruoso ossimoro. C’è qualcosa di osceno nell’esibizione di un artista privilegiato che urla al mondo la propria indignazione per le libertà conculcate, tenendo conferenze stampa e arringando la piazza dove vuole, concedendo interviste ed apparendo su ogni emittente televisiva. Essendo, lui e i suoi sodali, la prova vivente del contrario di quanto va affermando.

È paradossale e innaturale l’unione di pari casta, tutti garantiti da uno status elevato, tutti oltremodo ciarlieri, che hanno la pretesa di battersi in difesa dei diritti civili, ma che in realtà agiscono contro il diritto di governo proprio della maggioranza. È grottesco che si prestino a questo gioco dei rappresentanti politici; è delittuoso che lo facciano dei magistrati.

Sergio Cofferati, uomo dai lunghi addii che ha prudentemente prolungato la sua segreteria, è anch’egli della partita e mobilita il sindacato in una rischiosa battaglia politica, a nostro avviso mettendo a rischio la convivenza civile in Italia. Egli pretende oggi quello che mai ha richiesto nei cinque anni precedenti, quando ha tenuto chiusa la pentola dei diritti dei lavoratori, concedendo tutto ai ‘governi amici’, mai insidiati dall’ombra di uno sciopero della triplice…dov’era, allora, l’adeguamento dei salari all’inflazione reale?

C’è un denominatore comune che unisce questi intellettuali premiati da lavori gratificanti, imborghesiti compagni di avventure senza rischi: sono quasi tutti degli intolleranti. Il tempo e il mercato ha insegnato loro a dissimulare l’intransigenza culturale, ma la loro formazione è avvenuta spesso nella sinistra extraparlamentare. Come nel caso di Paolo Flores d’Arcais e Nanni Moretti, negli anni a cavallo tra il Sessanta e il Settanta entrambi militanti nei ‘Nuclei comunisti rivoluzionari’.

Sino ad oggi né la loro ‘opposizione civile’, né quella istituzionale del centrosinistra ha partorito alcun progetto o programma di governo alternativo. Il collante comune, infatti, non è l’interesse dei cittadini, ma l’abbattimento di Berlusconi. Il Cavaliere è per loro un’anomalia culturale, prima ancora che un parvenu illegale, capace di ogni reato e pronto a governare solo per sfuggire alla giusta punizione della legge. Questo refrain, lo hanno detto e cantato, scritto e urlato in tutta Europa e, soprattutto, agli italiani.

Gli elettori, nonostante fossero stati bene informati da tempestive trasmissioni tv, lo hanno ugualmente votato. Cioè, piuttosto che subire l’intolleranza di questi nostalgici cascami del ‘movimento’ e l’evidente degrado sociale e istituzionale, i cittadini hanno scelto chi li potesse liberare da quello che a loro era sembrato un pesante conformismo illiberale ammantato di pretesa democrazia.

Il tramonto di Berlusconi non avverrà quindi per i girotondi e gli scioperi politici, ma per l’incapacità, anche tecnica, del governo ad onorare gli impegni assunti in campagna elettorale e a varare le leggi conseguenti. (rt)



Titolo: (06.09.02) QUELLA TORTA DI SOCIETA' CIVILE

Redazione

Sarà che la torta Sacher la giudichiamo una fregatura in quanto, al pari della Nutella, sembra solo alla vista ricca di cioccolato, così nel cinema omonimo della torta e della società di produzione di Nanni Moretti, si ritrovano gli organizzatori della manifestazione del 14 settembre, che, con eguale fregatura, ci vengono presentati come ‘la società civile’. Anche loro infatti, a prima vista, sembrano ricchi di qualcosa: idee, buoni propositi, spirito di iniziativa. Ma perché definirli ‘società civile’?

Vattimo, ‘Pancho’ Pardi, Flores D’Arcais e & C. con seguito di belle signore e vecchi menestrelli, per non dire "nani e ballerine", sono tutti ex-sessantottini, che in verità non vedevano l’ora che vincesse Berlusconi per “finalmente tornare a combattere”. Il loro culto è infatti l’eroe post-moderno che si cura di coltivare una indignazione permanente, di disegnare tragici e cupi scenari, di segnalare con enfasi l’imminenza di gravi pericoli. Se ci si pensa bene in fondo non hanno fatto nulla di diverso da quando c’è Berlusconi, da quello che ha fatto il presidente Bush a partire dell’11 settembre. Come si è visto benissimo che il cow boy texano non vedeva l‘ora di “tornare a combattere” e da allora arringa le folle con tutta la retorica guerrafondaia più becera, per scatenare guerre e disseminare il mondo di basi militari americane come ha fatto in Afghanistan e stati limitrofi. Così questi nostri eroi del ’68, nel loro piccolo, provano a cimentarsi nella loro guerra a difesa del loro status sociale di intellettuali tanto innocui culturalmente quanto privilegiati socialmente, facendo leva sull’assenza di integrità morale del nostro premier. Ma da quale pulpito, quello che si è riunito al cinema Nuovo Sacher e sarà sul palco a Roma, viene la predica?

Dotati, chi più, chi meno, di altrettanto narcisismo di Berlusconi, questi eroi del ‘68 hanno costruito le loro fortune e privilegi sul fatto di indicare alla sinistra il maggior numero di nemici, interni ed esterni, cui opporsi strenuamente. Uno dei vertici della loro attività, poco noto, lo ha raggiunto Nicola Tranfaglia due anni fa quando è riuscito a farsi sequestrare dal giudice Mascarello il suo volume Storia dell’Italia repubblicana per eliminare il nome di Antonio De Martino quale possibile ministro del governo nel tentato golpe di Pacciardi e Sogno nel 74!

Dopo aver fatto il ‘68, negli ultimi dieci anni mai una volta che si siano mobilitati, che so, sui temi disoccupazione nel mezzogiorno, dalla malasanità o altro tema sociale. Stanno, invece, riuscendo nel capolavoro di mettersi al servizio di una sinistra italiana talmente malconcia che non capisce che non ha nulla da guadagnare dal loro moralismo bacchettone, il quale è il perfetto specchio di quello spauracchio comunista utilizzato dal loro avversario principale.

Ha scritto qualcuno che è solo interesse di Berlusconi presentare la dialettica politica del nostro paese come scontro tra lui e i girotondi. Bisognerebbe allora iniziare a spiegare all’Ulivo che quanto esprimono questi girotondisti, più che massimalismo da cercare di cavalcare, come ai tempi di Tangentopoli, è difesa di status sociale privilegiato, cui migliaia di italiani con la coda di paglia corrono dietro, dopo aver magari votato fino all’altro ieri per la Lega Nord. Altro che società civile! (l.g.)



Titolo: (02. 09. 02) I MIGLIORI

Redazione

I nostri due politici più rappresentativi sono Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, e Romano Prodi, presidente della Commissione Ue. Il primo ha vinto le elezioni facendosi interprete delle paure e dei bisogni della maggioranza degli italiani. Si può sintetizzare la sua affermazione elettorale dicendo che ha colto un voto dato contro il governo di Centrosinistra egemonizzato dai diesse, promettendo meno Stato, riforme e tutela dei cittadini. Dichiara ai quattro venti di avere mantenuto le sue promesse. Si tratta di un pietoso caso di mitomania.

Romano Prodi nel suo ruolo è assai più abile, essendo riuscito per il momento a gabellare per ineluttabilità storica e politica l’ampliamento della Ue, calando così anche su popoli vaccinati dalla Riforma, la sua ambigua etica di matrice DC. Allettata dalla prospettiva di una lucrosa colonizzazione di nuovi mercati, l’Europa degli affari si è per ora piegata al cinismo doroteo e pietoso del professore bolognese, immagine esemplare del cattolicesimo latino.

Nel 2004 saranno quindi accolti nella UE 13 nuovi paesi, di grandezza, sviluppo economico e sociale difforme. Alcuni - Lettonia, Lituania, Ceca, Slovacchia, Malta, Cipro - sono piccole nazioni facilmente integrabili. Altri, in particolare la Romania e la Turchia, sono ancora privi di reale cultura democratica e il loro sviluppo sociale è troppo lontano da quello medio europeo.

La Romania, scivolata prima della guerra verso un regime autoritario di orientamento fascista, poi colonia dell’Urss sotto la dittatura di Ceausescu, soffre di un’arretratezza insieme sociale ed economica, ed esporta in tutto il continente un’endemica delinquenza brutale che gli italiani conoscono per esperienza diretta. La situazione turca è bene testimoniata dalle decine di carcerati che si lasciano morire di fame nelle sue galere e dai profughi curdi ridotti in condizioni pietose che sbarcano sulle nostre coste.

Può darsi che opportunità geo-politiche consiglino l’affrettata accettazione di queste nazioni in seno all’Unione, ma il boccone è troppo grosso da ingoiare e gli oneri sociali derivanti dalla ‘Europa allargata’, imposta da una fatale alleanza tra politici e burocrati, ricadranno sui cittadini europei. La qualità della nostra vita subirà un ulteriore scadimento e un’intera generazione pagherà gli esiti dell’ambiziosa impresa di Prodi.

In mancanza di un governo europeo direttamente eletto, i cittadini europei dovrebbero potere esprimere il loro parere su una questione così importante. L’Italia avrebbe qualche importante ragione per opporsi all’ingresso della Romania e della Turchia che lede gravemente i suoi interessi. Infatti le economie dei nuovi ‘europei’ dovranno essere innaffiate di € per molti anni, aiuti che verranno tolti soprattutto a Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Inoltre gli extracomunitari che delinquono, e sono purtroppo migliaia, si trasformeranno da un giorno all’altro in cittadini europei con diritto di libera circolazione, senza che i paesi di origine, inquinati da una corruzione organica, abbiano la capacità, le strutture, e la volontà, per farsi carico del problema.

Le 15 nazioni che attualmente compongono la Ue si sono unite dopo un processo di aggregazione durato più di quarant’anni. L’Europa Unita è stata resa possibile da un lungo periodo di incubazione, quando culture differenti sono divenute tra loro compatibili, rendendo sufficientemente omogenea la parte occidentale del continente. I quindici si sono uniti quando le società nazionali sono state tra loro conciliabili. Eppure, nonostante ciò, non sono stati eliminati del tutto i motivi di tensione, sia economici che politici, che richiedono continue composizioni e aggiustamenti. Né si sono ancora armonizzate le leggi, neppure quelle fiscali ed economiche, scelta obbligata tra nazioni che hanno adottato la stessa moneta.

Su questa costruzione non ancora completamente compiuta – non tutti hanno accettato l’Euro, gli irlandesi ha già votato una volta contro l’allargamento dell’Unione – graverà tra due anni il peso di nazioni di democrazia recente o incompiuta, cariche di problemi strutturali ed economici, e di culture affatto differenti. Tutto questo Romano Prodi, ovviamente, lo sa. Ma egli ha le certezze del credente e la fiduciosa lungimiranza del privilegiato: guarda al lontano futuro, quando i sacrifici – certamente non i suoi – di oggi (e di domani) troveranno la ricompensa di un mondo che sarà ‘il migliore dei mondi possibili’. Anche al laico, ormai orfano di democrazia e rintronato da chiacchiere e menzogne riutuali, non resta che confidare nella Provvidenza, che ci liberi da professori e affaristi prima che sia troppo tardi. (rt)

 



Titolo: (30.08.02) IL CORRENTONE DI F.I.

Redazione

Fabrizio Cicchitto, vicecapogruppo alla Camera - che nel Psi faceva la fronda a Craxi e di forze politiche se ne intende - non si pone limiti a Gubbio, alla prima «scuola di formazione» per i quadri di Forza Italia : «Questa è la nostra terza fase, dopo la fondazione del '94 e la vittoria del 2001: dobbiamo creare un partito che duri trent'anni. Oggi il leader carismatico non è in discussione, ma bisogna realizzare alleanze sociali e creare una struttura sul territorio». E aggiunge: «I voti non sono in banca» e quel «trenta per cento se ne può andare come è arrivato». Insomma, Berlusconi non basta più. La fase di transizione è incominciata, verso il secondo congresso azzurro già fissato per il marzo 2003. Con l'uscita di scena di Scajola, tutto si sta rimescolando.

Nel convento francescano trasformato in albergo, la corrente di Sandro Bondi, il portavoce di Forza Italia, con accanto don Gianni Baget Bozzo alla Formazione e Marcello Dell'Utri al dipartimento cultura, sta cercando di adeguare il partito alle nuove esigenze, insieme ai molti fedelissimi all'ex ministro dell'Interno (come Tajani e Cicchitto) che si stanno ricollocando.

Forse però non fanno bene i conti: una buona organizzazione e struttura territoriale garantisce 'premi' elettorali alla Bertinotti. Il buon proposito di camminare sulle proprie gambe, cioé senza Berlusconi, tutti questi esimi esponenti del 'correntone' di FI non pensano che dipenda anche dai risultati concreti del governo, che come ha sottolineato D'Alema con sarcasmo: "Non è stato in grado di garantire neppure la riapertura delle scuole e l´inizio del campionato di calcio"? (l.g.)


 
 

 


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