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Titolo: (28.01.04) IL NONNO, I GIOVANI E I QUARANTENNI
Redazione
Formica scrive: “Cari Compagni,
dopo le decisioni assunte dallo Sdi ( adesione al partito di Prodi ) e dal Nuovo Psi ( alleanza di ferro nella Casa della Libertà e difesa acritica del Governo Berlusconi ) la nostra proposta di unità socialista non ha alcun interlocutore organizzato .
Bisognerà riprendere il cammino con altri obiettivi, altro linguaggio, altre energie ....
.... E' necessaria una riflessione collettiva che sia sincera e costruttiva .....”
Intanto Signorile è da un mese che ha trovato il Nuovo PSI quale interlocutore organizzato e la trattativa riguarda per lui solo più i collegi e la posizione in lista nelle prossime europee.
Sembra, con ironia della sorte, che non solo qualche ‘pretoriano’, come don B.B. e Boniver, ma soprattutto la vecchia sinistra dell’ex PSI, tracimi lentamente verso il centro-destra, dopo l’esempio illustre di Fabrizio Cicchitto.
Rino Formica resiste e con lui i molti giovani della “Costituente nazionale PSE”
recentemente riunitisi a Bologna su un tema che non trova soluzione così facile come quella individuata: “Non scontro tra generazioni, ma esigenza invece di un forte legame tra giovani che rappresentano il futuro e meno giovani che rappresentano la storia e la cultura socialista elemento fondamentale all'elaborazione di un progetto futuro...”.
Purtroppo la storia insegna che i progetti o li fanno i giovani, contro i meno giovani, o sono progetti senza futuro. Un bravo nonno, come Rino, può solo incoraggiare, non certo fornire l’acqua fresca di sorgente che dovrebbe sgorgare autonoma dai giovani, ai quali servirebbe, invece, la vera merce rara tra i rami della diaspora: i quarantenni. Quest’ultimi sono in carriera a sgomitare contro i vecchi per uno strapuntino non troppo flessibile sulla scala sociale e non hanno certo tempo per pensare al socialismo, ma se vedessero un progetto vero… "con altri obiettivi, altro linguaggio, altre energie"... magari…
(l. guglielminetti)
Titolo: (25.02.04) LONDRA MENO CARA DI ROMA
Redazione
L'Italia è il paese meno conveniente per fare spesa. E' questo il dato emerge dall'inchiesta-guida di Altroconsumo che rivela come alcuni paesi fra cui Gran Bretagna, Spagna e Germania, prima più cari dell'Italia, ora sono più competitivi per acquistare un 'paniere' di 346 prodotti tra abbigliamento, cd e dvd, cura del corpo, video, foto, informatica e altri. In Germania, ad esempio, tre anni fa la spesa per acquistare tale paniere era uguale a quella italiana: ora, invece, si spende il 3,8% in meno che in Italia. Tra le 11 capitali europee coinvolte nell'inchiesta, svetta Londra dove è possibile fare ottimi affari (meglio che a Roma) sugli articoli compresi nel paniere, grazie soprattutto al cambio euro-sterlina, che dal 2001 a oggi ha visto la moneta europea crescere del 17% su quella inglese. Tra le otto maggiori cittá italiane coinvolte nell'indagine, la palma dello shopping più conveniente va a Genova.
Per Altroconsumo, gli ultimi due anni trascorsi all'insegna dell'euro hanno tolto all'Italia il primato della convenienza in Europa emerso dall'inchiesta prezzi del 2001, sempre condotta da Altroconsumo. Per l'associazione indipendente di consumatori le cause non sono da ricercarsi nell'introduzione della moneta unica, che, come ha mostrato l'indagine, non ha prodotto simili effetti in Germania, per esempio, dove oggi il tasso d'inflazione è circa un terzo di quello italiano. Gli imputati per l'impennata dei prezzi in Italia dal 2001 a oggi sono per Altroconsumo la «mancanza di trasparenza nel mercato, la debolezza dei controlli fiscali sugli aumenti dei prezzi, insomma la politica di controllo e monitoraggio dei prezzi, sia nella fase di passaggio alla nuova moneta, che successivamente».
Cioè grazie a Prodi e Berlusconi!
Titolo: (14.02.04) S. VALENTINO A SEUL
Redazione
Mentre il nostro Parlamento varava la legge sulla procreazione assistita in Corea il futuro procedeva. E per farla breve vi tocca un’altra “instant poetry”
(il suo autore è putroppo più veloce di noi che scriviamo in prosa)
“Ave Techne;
nascituri te salutant!”
Dallo scanno isolato
del circo medievale
ove seggo
odo lontane altre penisole
ospitare nuovi dei
globalizzati.
16 amazzoni d’oriente,
con aristotelico madre coraggio,
partoriscono furiose
nuovi pezzi di ricambio
per futura umanità. Auguri a voi,
allor' vi dico,
genetiche fanciulle di Seul! Qualche dio paternalista
se ne andrà in pensione
con alchemici sessuofobi
d’ogni risma e rango;
Ma qui, ahimè, ancor’ vedremo
lo spettacolo del prete,
a pantaloni sciolti,
che col re
guidan' farse danze.
(little william)
Titolo: (10.02.04) SOFRI A DOGVILLE
Redazione
Dopo l’apparizione sul set infedele della nostra giovane deputata Chiara, riceviamo da un suo diligente allievo -non era, del resto la “Maestrina del garofano rosso”?- questo fulgido
esempio di 'instant poetry'.
"There's a ship
The Black Freighter
turns around in the harbor
shootin' guns from her bow"
(da Pirate
Jenny, Brecht/Weill)
SOFRI A DOGVILLE
Il novello Brecht di Copenaghen
Canta come umiltà cristiana
Conduca tragedia priva d’eroi.
Il tradizionalista e scettico dirà:
“Farsi riconoscere risulta cinismo incolto,
Vuota arroganza e impudica volgarità”.
Dalla sua stessa terra desolata
Non sentiamo più disprezzo:
Soli cerchiamo
Una Grazia,
Come Sofri,
Senza volontà;
Tra moltitudini faustiane che
A carte scoperte,
Cercan' bellezza
al silicio.
Dalle sbarre pisane del Cargo Nero
Udì il quesito:
"Li uccidiamo subito o più tardi?”
E la risposta:
"Right now. Right now!"
Dopo il brivido sul pelo,
"A ognuno la sua Grace"
Pensò,
Forse sognando
Il suo cane aggirarsi
in terre bombardate.
(little william) - Biografia/scrivi
all'autore
Titolo: (07.02.04) INFRASTRUTTURA SCUOLA
Redazione
L’occupazione di un’università, come è capitato a Roma, con
tanto di professori ex sessantottini, ormai privi di eskimo e di
qualche capello, è comprensibile che sia notizia degna di ampio
spazio, ma in questi giorni ci sono state anche altre 'occupazioni',
meno note e appariscenti: sono quelle degli atrii di molte scuole
elementari e medie in tutta Italia, da parte di genitori e maestre
riuniti in occasionali assemblee perché preoccupati anch’essi dalle
conseguenze dalla riforma del Ministro Letizia Moratti.
Il tentativo di minare le basi del tempo pieno e della pluralità
di insegnanti, suona veramente preoccupante in un paese che, nelle
medie europee, risulta agli ultimi livelli per i più alti tassi di
abbandono scolastico.
Parimenti stonato risulta l’indirizzo politico volto ad un
maggiore intervento privato negli istituti d’istruzione di ogni
ordine e grado. La realtà economico industriale del nostro paese non
pare proprio al momento sia quella di una 'tigre asiatica', dove i
privati concorrono massicciamente ad investire in quella che è la
risorsa più rilavante nell’economia post-fordista, il capitale
umano.
Così, mentre ci risultano poco opinabile gli interventi alla Blair
relativi alle tasse universitarie, i problemi dell’istruzione di
base, dell’abbandono scolastico, delle fondamenta comuni di una
società sempre più strutturata sui saperi e le conoscenze,
richiederebbero che l’intervento pubblico si ponga in modo analogo a
quello utlizzato per le grandi opere infrastrutturali.
Franco Venturi in "Quaderni dell'Italia Libera" del
1943, scriveva che i socialisti (liberali) “sanno quando e come è il momento di
privatizzare o meno”. A noi pare che la competitività del nostro
sistema richieda oggi semmai un maggiore sforzo da parte dello Stato
nella formazione del capitale umano italiano.
Qualcuno ha detto che nelle elezioni del 2001 il centro-sinistra
pagò anche per le 'riforme' condotte dal ministro Berlinguer,
prossimamente è facile prevedere che toccherà al centro-destra per
quelle della Moratti… sorvolando sulla proposta ‘azzurra’ di
vietare agli 'under 11' la partecipazione alle riunioni in luogo
pubblico!
(l. guglielminetti)

Titolo: (06.02.04) Il RUTELLI RESUSCITATO
Redazione
“Che fantastica storia è la vita e quando pensi che sia finita è proprio allora che comincia la salita”, per dirla con i versi di una canzone di un cantautore in voga. Francesco Rutelli ritorna in vita per l’ennesima volta, dopo che lo avevano dato, prematuramente, per morto e sepolto (si fa per dire). Di certo la sua resurrezione non avviene per caso, ma per via delle amicizie giuste o, per meglio dire, delle lobby culturali, editoriali e finanziarie compiacenti. Stando all’opposizione e collocate nel centrosinistra, queste preferiscono investire su una forza di centro riformista e su un leader spendibile con un passato di vario genere, ma non di sinistra, comunista per esempio.
I “terzini”, non quelli di Giacinto Menotti Serrati, ma quelli della specie di Mieli, par di capire, si sono schierati con lui. Dalla lobby Repubblica&Espresso a quella Corriere della Sera&Rcs. Da De Benedetti a Romiti. Con questi appoggi non di poco conto Rutelli affronterà, come capolista del collegio del centro Italia, la campagna elettorale delle europee. In questa competizione sarà favorito, perché Vetroni non si presenterà, lasciandogli campo libero. A occhio e croce, pare che tra l’ex sindaco e il sindaco di Roma sia ritornata l’armonia. Rutelli sarà quindi primus inter pares alle europee grazie a Veltroni. C’è chi si fa il lifting per apparire più giovane e bello e c’è chi si fa il lifting politico, visto che giovane e bello è già di per sé.
Chi si è sottoposto a un intervento di chirurgia politica e non plastica è Francesco Rutelli. In verità non è la prima volta: ciclicamente vi si sottopone per non scomparire dalla scena politica. A ben vedere, nell’ultimo mese è diventato un altro, politicamente parlando. Sta facendo di tutto per essere lui il riformista per antonomasia, segnando così il gap dal resto del listone, quello per intenderci dove ci sono i Ds, la Margherita e lo Sdi. Non è tutto. La nuova versione riformista di Rutelli ha come chiave di lettura il sabotaggio della formazione del partito di Prodi e/o riformista, a cui si stanno spendendo moltissimo Piero Fassino e Massimo D’Alema, e non solo.
Dopo l’eventuale successo della lista unitaria alle elezioni europee, senza perdere tempo, si dovrebbe mettere in cantiere il varo del nuovo partito. Un patto suggellato tra Fassino e D’Alema da una parte e Prodi e Parisi dall’altra. La qualcosa trova l’ostilità degli ex Dc-Ppi con i quali il leader della Margherita ha stretto un accordo. Beninteso, l’intesa nasce perché sia gli uni sia l’altro non vogliono morire socialdemocratici. In forza di questa alleanza, Rutelli ha convocato il congresso nazionale per la primavera prossima, prima delle elezioni, per imporre la sua leadership e la sua linea politica. Un bel colpo da maestro, peraltro inaspettato.
Visto che in molti lo davano per spacciato, lui ha iniziato a fare politica mettendo in forte imbarazzo tutti quelli che si sono autodefiniti riformisti e quelli che, viceversa, sono di cultura riformista, senza però saperla tradurre in politique d’abord. Dicendo quello che ha detto sulla riforma delle pensioni, sul caso Parmalat, sulla questione Iraq e via dicendo, ha preso l’abbrivio e si è staccato dal gruppone della lista unitaria. Il che non ha fatto piacere ai Ds, e prova ne sia che la loro sicumera è entrata in crisi, di botto. Naturalmente, non pensavano di essere sfidati dal loro partner privilegiato sul terreno riformista, dopotutto un terreno che considerano una loro riserva di caccia.
Nella divisone del lavoro politico, Rutelli ha conquistato alcune posizioni rispetto ai Ds, la cui politica resta ancora in mezzo al guado: tra riformismo e massimalismo. Sicché, con poche mosse politiche si è smarcato, diventando il referente senza se e senza ma dell’universo mondo riformista, tanto che i mass media gli dedicano più spazio e, a un tempo, lo prendono come esempio per il coraggio di mettersi personalmente in gioco, lanciando proposte alla maggioranza che fanno discutere. Il che significa che non si sta perdendo nella retorica dell’antiberlusconismo tout-court, così come sta succedendo in molti circoli culturali e politici della sinistra. Un antiberlusconismo che ha sapore aventiniano.
Si teorizza che l’Aventino è rifugio sicuro per non sporcarsi le mani con il regime berlusconiano. Una pazza idea che provocò, quando fu messa in pratica, una sciagura storica, l’avvento del fascismo per venti anni. Storicamente la secessione dell’Aventino fu una forma di protesta contro il nascente regime fascista, messa in atto dai deputati dell’opposizione all’indomani del delitto Matteotti (10 giugno 1924). Di grazia, un delitto simil Matteotti non sembra proprio che sia stato commesso dal Cavaliere Berlusconi e/o dal suo entourage.
Francesco Rutelli non è certo il tipo che assecondi gli “arrabbiati” dell’Ulivo, che staranno bene dove stanno andando, nella lista di Occhetto e Di Pietro. Lui ha chiuso con il giacobinismo e, nel frattempo, è diventato un guelfo cattolico osservante. E ha dismesso anche i panni giustizialisti. Quando li vestiva non fu però secondo a nessuno. Ne ha saputo qualcosa Bettino Craxi, che non fu risparmiato, nonostante fosse suo amico. Primeggiava come giustizialista, come ora sta furoreggiando come riformista. Per questo ha bisogno del lifting politico, pur conservando sempre la medesima faccia.
(di Biagio Marzo da L'Opinione)
Titolo: (01.02.04) L'ISOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA SIGNORA
MARIA
Redazione
(Continua dal precedente) A quanti sono sbigottiti o sconvolti dall’incomprensione della scelta della signora Maria, la donna di Milano che sta mettendo a rischio la propria vita per non farsi amputare una gamba, è consigliabile di non perdersi almeno una puntata di “Bisturi”. Potranno forse dedurre che siamo disposti ad affrontare le mutilazioni per un modello di bellezza, ma non più per il vecchio vezzo di curarci e salvarci la vita. In quest’ottica, accontentiamoci di considerare il fatto che la signora Maria ci
istighi il sospetto che non ci siano solo i kamikaze islamici disposti a morire per un modello ideale. Anche noi occidentali
possiamo avere dei validi motivi per i quali sacrificare le nostre
vite, seppur ci appaiano, al momento, leggeri e insostenibili. (l.g.)
Titolo: (28.01.04) O TEMPORA, O MORES!
Redazione
Macelleria chirurgica in prima serata, con carrellate di seni strappati e imbottiti, orecchie tagliate e rimontate, lifting, punti si saturazione, sangue e bende. A presentare lo spettacolo il Presidente. Quello che 8 anni fa sedeva sul più alto scanno della Camera dei Deputati: Irene Pivetti. Un tempo bacchettona e bigotta leghista oggi, dotata di look trasgressivo con accenti ‘fetish e bondage’, dominatrice compiaciuta di uno studio televisivo che presenta una carrellata di esemplari umani narcisi e esibizionisti sulla via del della bellezza al silicone, con relative
servizi nelle sale operatorie dove gli esemplari si sono alternati allegramente sotto i ferri del chirurgo plastico.
Evoluzione televisiva del “Brutto anatroccolo”, dominato allora dai parrucchieri, il programma “Bisturi” di Italia 1 trae evidente spunto dalle
serie americana di MTV come “I'm Getting Plastic Surgery” o “Extreme Makeover” della ABC, che però sono veri e propri ‘reality show’, nei quali la storia del soggetto ‘mutante’ è prevalente: non c’è lo studio con ospiti, parenti e subrette, e non c’è neppure la morbosa ripetizione dei filmati in camera operatoria.
Insomma da noi, in Italia, non si rinuncia a chiedere un robusto stomaco e contemporaneamente
a commuovere per l'incontro del parente che rivede il ‘mutato’ dopo il trattamento di bellezza.
In ogni caso, come dicono i critici americani, siamo anche noi del Bel paese al "mutilation as entertainment". Aspettiamo, allora, con ansia di passare le prossime serate a vedere nuovi inserti e magari qualche liposuzione, ricordandoci di tenerci leggeri a cena.
L’unico solo rammarico che proviamo è che la trasmissione non l'abbia
condotta il 'mutato’
più importante. Ma non disperiamo che, in una delle prossime puntate di “Bisturi”, il Presidente Pivetti ci proponga le scene plastico-operatorie del Presidente Berlusconi, rubate magari da qualche paparazzo svizzero. (l.g.)
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