Oggi in Italia, commenti politici della Redazione

[ARCHIVIO]

N.34 Anno V Mensile di commenti quotidiani 
dalla Redazione di Socialisti.Net
Marzo/Aprile 2004
 

Titolo: (25.04.04) VARIE ED EVENTUALI

Redazione

  1. Molti se la prendono con Zapatero, con qualche ragione indubbia, ma nessuno di questi molti sa spiegare come convincere il governo americano (e israeliano) a cambiare strategia e modi nella lotta al terrorismo che sugli attuali binari è foriera di un futuro sempre più drammaticamente militare, deprivato di politiche e con la cultura serva di uno scontro ideologico religioso degno delle guerra dei trent’anni.
  2. Abbiamo utilizzato, in questi dieci anni, Montesquie e il suo “Spirito delle leggi” in relazione all’equilibrio dei poteri dello stato, la magistratura e Tangentopoli: oggi dedichiamo le sue “Lettere persiane “ ad Oriana Fallaci.
  3. Alla luce dei dibattiti di questo anniversario, prendiamo atto che il 25 aprile, cinquantanove anni dopo, non è ancora chiaro cosa sia stato.
  4. Se qualcuno non se fosse accorto, rendiamo noto che l’associazione Socialismo è Liberta di Rino Formica, da otre un mese, è in condizioni non dissimili da quelle di Bossi.
  5. Mediare tra Blair e Zapatero deve essere impresa troppo ardua anche per il dott. Sottile. Così Giuliano Amato non è stato eletto al vertice del PSE, durante il recente congresso.  Come poteva, del resto, non avendo uno straccio di tessera di partito socialista in tasca? 
  6. Abbiamo appreso, ieri a Torino, dalla relazione di Gianni De Michelis che l’ombelico della politica del Nuovo PSI è ancorato ai workshop dello Studio Ambrosetti. Il corrispettivo di Nomisma per l’Ulivo?
  7. Chiara Moroni, forse da quando si è sposata, è sempre più romantica. Sempre ieri è stata colta in decadente atteggiamneto sul palco, ad odorare pensierosa un garofano rosso... (l.g.)



Titolo: (18.04.04) LA CLEMENZA E L'OBLIO

Paolo Pillitteri

Così come non possiamo non dirci favorevoli alla grazia, altrettanto non possiamo non riflettere sul clima che si sta creando intorno a questa iniziativa dovuta essenzialmente a Marco Pannella. Ad un leader politico che, tra gli altri meriti, ha avuto quello di indicare fin da subito la strada maestra per raggiungere l’obiettivo polemizzando duramente con la proposta di Legge Boato che, invece, ha rappresentato una variante inconsapevolmente peggiorativa dei maldestri tentativi di “graziare” Adriano Sofri, a parte gli assordanti silenzi accompagnati da giaculatorie velleitarie della sinistra governante negli anni del giustizialismo pret a porter, in cui nessuno ma proprio nessuno ebbe il coraggio e la volontà di “graziare” un Bettino Craxi in pericolo di vita.

Il clima, dunque. Che non riguarda la colpevolezza o meno, che non si riferisce alla costituzionalità o meno della “grazia presidenziale” sganciata dal parere ministeriale, che, infine, ha ben poco a che fare con gli impegni presi dal Premier con Pannella. Riguarda, invece, il sonno della memoria, la difficoltà a ricordare che è una caratteristica di questo paese e delle sue classi dirigenti. Una difficoltà o un’impossibilità a fare i conti con la propria storia recente su cui lo sguardo si posa distrattamente per ritrarsi subito, incapace a fare altro che un’operazione di rimozione.

E’ la paura, l’incapacità, a esempio, di fare i conti con Tangentopoli, con i costi della politica, delegando una materia così “politica” ad un corpo, ad un ordine dello stato, la magistratura, nell’illusione che la pratica fosse in tal modo risolta e una volta per tutte, con l’instaurazione del regno degli onesti, degli etici, dei puri. Il risultato, dieci anni dopo, è davanti ai nostri occhi e non ha nessun bisogno di commento, salvo che, per non pochi osservatori, sembreremmo essere giunti all’ultima spiaggia, alla vigilia del big bang istituzional-politico.

Alla magistratura, del resto, fu affidato il compito di chiarire, sviscerare e infine certificare il teorema della “Strage di stato” iniziato dalla sinistra dopo la bomba di Piazza Fontana (1969) e sviluppatosi nei decenni(Brescia, Italicus, Bologna, Ustica, ecc.) a cerchi concentrici per dimostrare che da quella strage in poi l’esistenza di un “doppio livello dello Stato” che, con pezzi di Stato, suoi organi “speciali”, segmenti di istituzioni, servizi deviati in combutta con servizi stranieri e con elementi della criminalità, anche mafiosa, aveva compiuto stragi di innocenti sia per una operazione parafascista di legge e ordine sia per impedire l’altrimenti irresistibile ascesa del Pci al potere.

E’ dalla Strage di Piazza Fontana, con la morte di Pinelli e l’assassinio di Calabresi che si avvia il decennio di piombo che andrà oltre l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, che colpirà Walter Tobagi, Tarantelli, Ruffilli, D’Antona, Biagi. Non è un caso che ciò accada solo in Italia e che solo da noi vi siano ancora un centosessanta latitanti terroristi (la maggior parte di sinistra). Tuttavia il teorema, falso e falsificante, del “doppio Stato” è entrato nella vulgata storica, nei libri di testo, nei romanzi, nei fumetti, nei film, nei telefilm, nei serials, negli sceneggiati amati dalla “Meglio gioventù” al teorema del “Grande complotto anticomunista” mancava soltanto la certificazione della magistratura che, per la sinistra, è da sempre, ma solo quando le conviene, la suprema autorità, al pari di Dio, capace di stabilire la verità storica.

Ebbene, questa certificazione non c’è stata, manca, a cominciare dalla madre di tutte le Stragi (di Stato), quella di Piazza Fontana, per finire a quella di Bologna e del Dc9 Itavia (1980). Ci saranno, di certo, altri livelli di giudizio, altre sentenze, altri capovolgimenti, altre Corti d’Assise e di Cassazione. Del resto, anche per Adriano Sofri le sentenze si sono alternate secondo un diagramma che non ci ha mai convinto, così come non ci ha mai convinto la condanna per il “de relato” cui, invece, la sinistra è favorevole soltanto quando vengono condannati tutti, all’infuori dei suoi “amici”.

Ecco, vorremmo che se la grazia ci sarà, anche la sinistra cominciasse a fare i conti con se stessa per quella che è non per quella che è stata “miracolata” da Mani Pulite, iniziasse a ricordare, a non ricadere nell’oblio della memoria, a non praticare l’arte della rimozione. A non illudersi, soprattutto, che la grazia a Sofri sia “estensibile” ai suoi oblii, alle rimozioni, agli inganni, ai teoremi, agli errori compiuti. (da L'Opinione)


Titolo: (31.03.04) PASSIONE DI MEL

Redazione

Sta per approdare in Italia The Passion, il film di Mel Gibson che farà la fortuna turistica di Matera, mentre la compassione continuerà a restare un moto estraneo alla storia umana, che cinica si nutre della nostra fame di sangue.

L’odierno centurione
Di colonia inglese
Ha messo un chiodo 
Al suo vitello,

Che come mucca pazza
Testimone d’incidente
Udita la frenata
Segue la scia gommosa di cometa
Trotterellando sull’asfalto caldo
Per finire ad ansimare sul viso freddo
Nella croce contorta di lamiere
Ostruendo l’arrivo dei soccorsi
Che soli possano salvare qualcosa;

Così lo uccide
Dandosi in pasto a lui.
E a noi
Pochi fotogrammi di carne
Del nostro macellaio cosher
Con contorno di chiodi 
Al plasma da 20 pollici 
Dell’altro banco del mercato
Fuori dal
Tempio cinematografico.

(Little William)


Titolo: (21.03.04) MEGLIO NEOPROGS CHE PACIFISTI

Redazione

Fassino, se voleva fare il socialdemocratico, avrebbe fatto bene invece che andare a prendersi gli insulti per le vie di Roma a presentarsi qui a Torino al convegno sul Liberalsocialismo, come hanno fatto Giuliano Amato, Emma Bonino, Francesco Rutelli, Antony Giddens e gli altri ospiti convenuti all’iniziativa di Reset in omaggio a Noberto Bobbio e a i temi dei “neoprogs” europei.

Non ci convince completamente il paragone fatto dal direttore del Corriere che oggi scrive riferendosi agli scontri del movimento studentesco con Lama e il servizio d’ordine della CGIL a Roma nel ’77: “Come nel ’77, c’è stato chi ha scagliato contro il leader diessino insulti acuti come proiettili: «Assassino». Assassino sarebbe il mite capo di un partito socialdemocratico, anziché gli autori del carnaio madrileno o dei massacri di Bagdad, nei confronti dei quali infatti non si sono sentiti slogan o imprecazioni. Erano altre le parole d’ordine, come quella inneggiante alla «resistenza irachena».”

Siccome non è affatto un mistero la posizione di una parte del movimento pacifista italiano, non si capisce bene cosa ci dovesse fare il “mite capo di un partito socialdemocratico”, che proprio con la sua partecipazione dimostra di essere assai più erede del PCI, del partito di lotta e di governo e di quella cultura che, quando all’opposizione, non rinuncia ad accodarsi al pacifismo metafisico ed irresponsabile dei movimenti e, quando al governo, conduce politiche estere responsabili mandando però la polizia a pestare i pacifisti come un qualsiasi maggioranza di destra.

Anche al convegno torinese sono emerse divisioni sul tema della pace tra la sinistra italiana e spagnola, da una parte, e quella inglese e polacca, dall’altra, ma su più alti livelli di quelle interne al centro sinistra italiano che leggiamo nel dopo manifestazione. In ogni caso Fassino avrebbe fatto meglio, ripetiamo, a venire qui a studiare: avrebbe provocato oggi un dibattito meno provinciale, più europeo e forse anche fatto un piccolo salto per imparare a confrontarsi con i movimenti, restando alla debita distanza e senza equivoci. 
(l. guglielminetti)



Titolo: (17.03.04) ADDIO FERRARA

Redazione

Non la città, ma Giuliano. Il suo opportunismo ha definitivamente superato la sua intelligenza. Passi che quando usciva dall’ufficio del Presidente Craxi entrasse in quello della CIA, ma ultimamente da una parte è riuscito a star zitto su tutto l’affare dei verbali di Calisto Tanzi e in particolare i presunti soldi ricevuti per il Foglio; dall’altra a farsi servitori della causa Aznar, dopo la strage di Madrid, additando l’Eta quale responsabile unico. Inoltre non è neppure più influente sul re Berlusconi, come dimostra la bocciatura del pdl Boato di oggi. Davvero troppo. Addio. Rinunciamo senza sforzo a informarci sulle teorie “neocons” di Wolfowitz & C.. L’unico vero rammarico è per la 'Piccola posta' di Adriano Sofri.

Saremo politicamente corretti, così riportiamo l’ultimo tarocco, segnalato da Indymedia, fatto dal Manifesto di ieri su un articolo dello scrittore Sepulveda a proposito di Madrid. Il quotidiano traduce con aggiunte ad uso 'interno' l’articolo tratto da un giornale ibero-americano “La Insigna”.

Questo il frammento accrescuto: "Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, anche il cinismo di quelli che hanno provato a lucrare sul dolore di tutti, di quelli che manipolano le lacrime e la disperazione, di quelli che non vedono orfani, vedove, esseri mutilati ma solo voti. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, di questa città che ha gridato «pace» con voce unanime, e il suo grido è stato ignorato da un servo dell'imperialismo nordamericano, da un lacché del signore della guerra che pretende di governare il mondo, ed è solo riuscito a portare l'orrore in Europa. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, il lavoro sereno di medici e infermiere, il gesto triste dei governanti solitari, e anche il sorriso infame di un buffone italiano, l'unico al mondo ad assecondare Aznar con le sue menzogne. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le vostre mani e scrivere «pace» su tutti i muri della terra."

Questo Il testo originale: "Venid a ver la sangre por las calles de Madrid y la fuerza de los madrileños. El dolor y la indignación nos une y nos hace más fuertes, el cariño y la solidaridad con las familias de las víctimas es justamente lo que nos diferencia de los asesinos. Venid a ver la sangre por las calles de Madrid hoy que es 11 Marzo, el día del dolor y del abrazo, el día en que los fanáticos de lo injustificable atentaron por última vez, pero también el día en que la barbarie firmó su propia condena definitiva. Con todo el peso de la Ley y la Razón: ¡A por ellos!" (l.g.)


Titolo: (12.03.04) ESPAÑA: PROFUNDA SOLIDARIDAD

Redazione

La Redación de Socialisti.net condena los feroces atentados terroristicos a los trenes que han tocado España y sus ciudadanos, provocando el dolór y la muerte de muchos inocentes con barbaro desprecio de la vida humana.

La Redaación quisiera transmitir al pueplo españolo los sentimientos de su más profunda solidaridad con las familias de las víctimas así trágicamente afectadas.

 


Manifestazione spontanea a Vitoria, capoluogo delle province basche (Ap)


Titolo: (06.03.04) LIBERI DI VENDERVI IL CERVELLO

Redazione

Coinvolti in "donazioni" da Prodi ad Alemanno, da Italianieuropei di D’alema e Amato al Foglio di Ferrara e Liberal di Adornato…Da un settimana il quotidiano di Vittorio Feltri pubblica i verbali di Calisto Tanzi nell’indifferenza assordante di tutto il resto della stampa nazionale.

Sono evidentemente passai i bei tempi nei quali i direttori di Corriere, Unità e Repubblica coordinavano gli scoop dalle Procure per orchestrare le loro prima pagine nel biennio rosso 1992-94. Allora il centro erano i politici del pentapartito e dei poveri imprenditori vessati da richieste esose di qualche decina o centinaio di milione di vecchie lire. Nei giornali gli unici ad essere pagati erano qualche oscuro scriba delle pagine economiche.

Oggi c’è poco da coordinare nelle redazioni dei quotidiani, visto che è ormai lecito pensare che Tanzi e soci con banche e politici d’ogni risma e rango si siano comprati in blocco i cervelli di tutti a costi di finanziarie intere e in euro.

Se Berlusconi parla ancora di politici di professione ladroni, vorremo che un magistrato si alzasse, come aveva chiesto Bettino Craxi ai suoi colleghi in Parlamento, a dire che non vi è stato grande imprenditore in Italia che non abbia fatto, per citare solo un reato, inside trading, che nella sostanza non è diverso dal rubare sulla scorta di informazioni riservate. Per la prima volta ascritto a Parmalat ufficialmete, tale reato è ben difficilmente dimostrabile non avendo quasi mai un testimone, ma ci dicano le Procure d’Italia se non sono state o sono piene di fascicoli in proposito.

Di fronte al vaso di Pandora aperto, che è questo di oggi e non quello di dieci anni fa, tacitato Tremonti, ci sono un paio di politici, Giorgio La Malfa e Bobo Craxi, un paio di economisti, un quotidiano, Libero, e una schiera di risparmiatori, dai bond Argentini in poi, che sono gli unici consapevoli del disastro a cui siamo dentro non facendo finta di niente. 
(l. guglielminetti)


Titolo: (04.03.04) DELINQUENTE LETTERALMENTE

Redazione

Bisognerebbe subito dire che la giustizia da Socrate in poi, ha sempre sbagliato a punire i cosiddetti “cattivi maestri”, quelli che si macchiano di un presunto reato: suggerire comportamenti antisociali fino all’omicidio. Oggi va detto chiaro e tondo che “lo scrittore” Cesare Battisti non è lo scrittore Tony Negri, non solo per la differenza di generi letterari tra i due, ma perché il primo a differenza del secondo ha ucciso l’agente penitenziario Antonio Santoro nel 1978 e quello di P.S. Andrea Campagna nel 1979 (per citarne due sicuri).

L’eroe della sinistra francese, più che ‘plurielle’ ormai da anni ‘poubelle’, liberato dopo 22 giorni nel carcere della Santè, ha affermato di non aver mai avuto «così forte l'impressione di trovarsi in una fabbrica di delinquenti», ma ha evidentemente dimenticato, dalla sua comoda fabbrica di libri gialli, che non cambia nulla aver utilizzato l’alibi politico per massacrare giovani dalla carriere meno letterarie e politiche della sua.

I DS, non meno spazzatura dei compagni d’oltre-alpe, parlano per fonti anonime: «Nessun leader della sinistra prenderebbe le difese di un ex-terrorista condannato in modo definitivo dai tribunali italiani per crimini di sangue»: chissà cosa diranno in sede di Internazionale Socialista.

Battisti torni quindi qui in Italia a scontare la sua pena da comune delinquente, gli editori pronti tanto ce li ha già, naturalmente proprietà dello stesso Berlusconi, ma di questo non si è mai preoccupato nessuno scrittore, assassino o meno che fosse. 
(l. guglielminetti)


Titolo: (28.02.04) IL NONNO, I GIOVANI E I QUARANTENNI

Redazione

Formica scrive: “Cari Compagni, dopo le decisioni assunte dallo Sdi ( adesione al partito di Prodi ) e dal Nuovo Psi ( alleanza di ferro nella Casa della Libertà e difesa acritica del Governo Berlusconi ) la nostra proposta di unità socialista non ha alcun interlocutore organizzato . Bisognerà riprendere il cammino con altri obiettivi, altro linguaggio, altre energie .... .... E' necessaria una riflessione collettiva che sia sincera e costruttiva .....”

Intanto Signorile è da un mese che ha trovato il Nuovo PSI quale interlocutore organizzato e la trattativa riguarda per lui solo più i collegi e la posizione in lista nelle prossime europee. Sembra, con ironia della sorte, che non solo qualche ‘pretoriano’, come don B.B. e Boniver, ma soprattutto la vecchia sinistra dell’ex PSI, tracimi lentamente verso il centro-destra, dopo l’esempio illustre di Fabrizio Cicchitto.

Rino Formica resiste e con lui i molti giovani della “Costituente nazionale PSE” recentemente riunitisi a Bologna su un tema che non trova soluzione così facile come quella individuata: “Non scontro tra generazioni, ma esigenza invece di un forte legame tra giovani che rappresentano il futuro e meno giovani che rappresentano la storia e la cultura socialista elemento fondamentale all'elaborazione di un progetto futuro...”.

Purtroppo la storia insegna che i progetti o li fanno i giovani, contro i meno giovani, o sono progetti senza futuro. Un bravo nonno, come Rino, può solo incoraggiare, non certo fornire l’acqua fresca di sorgente che dovrebbe sgorgare autonoma dai giovani, ai quali servirebbe, invece, la vera merce rara tra i rami della diaspora: i quarantenni. Quest’ultimi sono in carriera a sgomitare contro i vecchi per uno strapuntino non troppo flessibile sulla scala sociale e non hanno certo tempo per pensare al socialismo, ma se vedessero un progetto vero… "con altri obiettivi, altro linguaggio, altre energie"... magari… (l.g.)


 
 

 


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