Oggi in Italia, commenti politici della Redazione

[ARCHIVIO]

N.36 Anno V Blog mensile 
dalla Redazione di Socialisti.Net
Giugno 2004
 

Titolo: (21.06.04) BOSELLI SPIAZZATO, RIFLETTA

Redazione

 Abbiamo cercato di tenere, su questo rubrica, sempre una posizione equilibrata verso lo Sdi, ma questo dopo-elezioni non può che chiudere la bocca a Boselli e agli altri dirigenti del socialismo in salsa prodiana che si sono opposti e che ancora vorrebbero osteggiare l’adesione degli europarlamentari dei Socialisti Uniti per l’Europa al gruppo del Partito Socialista Europeo, con la scusa che in Italia essi appoggiano una maggioranza di centro-destra.

Adesso che Francesco Rutelli e la Margherita andranno al Parlamento europeo a formare un nuovo gruppo con François Bayrou, che in Francia appoggia il governo di centro destra di Chirac, non è più francamente possibile esibire alcuna argomentazione pretestuosa verso i cugini del Nuovo Psi e delle componenti che hanno dato vita alla lista europea. I dirigenti dello Sdi sono oggi nudi e spiazzati di fronte alle contorsioni e confusioni di Prodi al listone del 'triciclo' che,  come ha detto ieri Macaluso, "era solo un'alleanza elettorale ", oggi in un' insostenibile posizione di limbo.

Questi compagni dovrebbero oggi riconoscere non solo di essersi comportati scorrettamente fin dalla cacciata di Claudio Martelli dal gruppo parlamentare del Pse, ma di aver scommesso la loro sopravvivenza su un cavallo neodemocristiano ormai zoppo che difficilmente avrà la leadership del centro sinistra nel 2006. Se il Nuovo Psi sbagliò ad appoggiare Berlusconi, quando era già chiaro nella campagna elettorale del 2001 che i socialisti li voleva solo dentro FI, ricordiamo che l’occasione di non prestarsi ai giochi né di Prodi né di Berlusconi è durata per tutto l’ultimo semestre dell’anno scorso, quando sia il Nuovo Psi che Socialismo è Libertà offrirono la via di fuga delle elezioni europee a Boselli & soci. La rifiutarono  deludendo le aspettative dei socialisti italiani: ci auguriamo che oggi sappiano far le giuste riflessioni e pervenire a qualche coraggiosa iniziativa. La politica, senza la capacità di decidere, si riduce ad un esercizio di personali convenienze. (l.g.)



Titolo: (15.06.04) ADESSO APRIRSI (per non tornare nani)

Redazione

Gianni De Michelis ha molti motivi per essere soddisfatto, eletto all’Europarlamento e intervistato come non mai, si trova in una situazione che può stimolare le sue migliori qualità, ma che è tatticamente complicata e strategicamente non facile. Leggendo e ascoltando le sue dichiarazioni, non pare completamente consapevole che il buon risultato ottenuto giunga a una lista che non è parto del solo Nuovo Psi e che non ha pescato soltanto nel malcontento interno a Forza Italia.

Socialisti Uniti per l’Europa è stato frutto di un accordo con un parte di 'Socialismo è Libertà', in particolare con compagni che in questi anni hanno guardato, se non militato, in partiti come lo Sdi, i Ds o la Margherita. Sarebbe pericoloso o ingeneroso non valutare il loro apporto sul risultato finale, perché il rischio adesso, inutile nasconderlo, è quello del disincanto e del disimpegno, con una parte al tavolo della maggioranza e un’altra che guarda nuovamente all'opposizione. Il risultato: tornare nani.

Concordiamo quindi con quanto ha scritto Biagio Marzo pochi giorni prima del voto: “Una ‘politica di movimento’, giocata sulla frontiera dello schieramento berlusconiano e di quello prodiano, senza essere ostaggi dell’uno e dell’altro, è l’unica via praticabile.”

La difficoltà del compito a cui è oggi di fronte il Nuovo Psi, per non disperdere il prezioso risultato ottenuto con Socialisti uniti per l'Europa, è quello di attuare iniziative atte ad allargare l'orizzonte politico della lista unitaria, per costituire un nuovo soggetto più ampio, che comprenda l’area laica-socialista-libertaria- democratica. Un progetto che richiede una gestione diversa del soggetto-partito. Il contrario, cioè, di quella fatta fino a oggi: ‘colonelli’ in ogni federazione a mantenere salda la fedeltà verso il centro-destra e chiusura di ogni spazio di dialettica politica. 
(l. guglielminetti)



Titolo: (11.06.04)  UNITI SÌ, MA NON NE AZZECCANO UNA

Redazione

Si è conclusa la peggiore campagna elettorale dell’ultimo mezzo secolo. Inquinata da mille sospetti, da accuse, da scorrettezze, da assurdi proclami dai quali non si sono salvati né i leaders del Centrosinistra, né quelli del Polo. Gli elettori sono chiamati a votare per il parlamento europeo senza che ad essi sia stato spiegato quasi nulla del futuro del continente. Neppure un politico sperimentato come Romano Prodi è riuscito ad evitare la nevrotica danza zapatista della sinistra tutta incentrata sull’Iraq, né quella sull’altro tema della campagna, i guai che Berlusconi sta procurando all’Italia.

Nel primo caso, il premier ha portato a casa i benefici di un voto unanime del Consiglio di sicurezza dell’Onu e la liberazione degli ostaggi; nel secondo gli ineffabili dirigenti dell’Ulivo non hanno ritenuto di spiegare agli italiani come intenderebbero rimediare ai guasti del Cavaliere. Rutelli ha provato, anche nella manifestazione conclusiva di Napoli, a enunciare qualcuno di questi danni berlusconiani: “ I reati sono in aumento, una stima prudenziale li dà in crescita del 10%, l’economia è a pezzi, nessuno ce la fa più ad arrivare alla fine del mese, dovunque è cresciuta la povertà…”. Tutto vero, ma cosa propone Uniti nell’Ulivo, che sarà “lunedì la prima forza politica italiana” (Romano Prodi)? “Affronteremo i problemi con serietà, senza bugie e senza false promesse…”, ha garantito il coordinatore della lista unitaria, Rutelli. Con ‘serietà’ si può, ad esempio, depenalizzare i reati, ovvero costruire altre carceri: ognuno di questi rimedi causerebbe divisioni immediate nel centrosinistra e nello stesso Triciclo. E altrettanto vale per eventuali provvedimenti economici. Se i dirigenti ulivisti avessero provato a proporre agli italiani un programma politico, la parvenza di coalizione progressista si sarebbe sciolta come neve al sole, ma si sarebbero anche risolti gli equivoci nodi politici dei cosiddetti riformisti.

L’ennesima violenta polemica, quella dell’ultima ora, riguarda l’invito della presidenza del Consiglio ad andare a votare. L’opposizione valuta che l’astensionismo riguardi soprattutto gli elettori delusi dal Centrodestra, mentre gli altri voterebbero compatti, perché non si va alle urne per eleggere deputati europei, quanto per giudicare l’operato del governo: “ Tra gli elettori che guardano Emilio Fede, una parte potrebbe avere pensato di non andare a votare. Se ora cambia idea, questo può fare la differenza…” (Francesco Rutelli). Si pensa cioè di poter vincere perché gli elettori hanno cambiato idea su Berlusconi, non perché intendano votare Rutelli, Prodi e Fassino. Su di loro il giudizio, evidentemente, resta quello delle ultime ‘politiche’, li mantiene a galla Berlusconi, senza di lui non saprebbero che fare. (rt)



Titolo: (06.06.04) REAGAN E LA FANTASCIENZA

Redazione

Capitano coincidenze nella vita, come questa. Ieri sera mentre il telegiornale dava la notizia della morte dell’ex presidente americano, stavo leggendo la recensione della biografia non autorizzata di Nancy che lo scrittore James G. Ballard scrisse per il ‘Guardian’ nel 1991 e che compare nella sua raccolta di articoli sotto il titolo “Fine millennio: istruzioni per l’uso”.

Ballard, scrittore inglese di fantascienza, ispiratore tra l'altro del film del canadese Cronenberg “Crash” (che l’avvocato Agnelli non resistette a vedere fino alla fine quando uscì nel 1996), riporta brevemente il resoconto “meravigliosamente sordido dell’ascesa al potere dei Reagan”, con la consapevolezza che talmente costruita ed artificiale era la loro immagine “che in fondo importa poco se in questa biografia i fatti siano veri o no”.

Il loro sogno americano si incrinò nei fatti con l’affare Iran-Contras e con le rivelazione che i summit con Gorbacëv venivano programmate da Nancy e dal suo astrologo, “da quel momento iniziarono a mobilitarsi gli uomini in grigio, guidati da George Bush.” E prosegue, concludendo: “Ma la vera lezione della presidenza Reagan è il sinistro esempio che essa offre ai futuri attori cinematografici e ai manipolatori dei media dotati di ambizioni presidenziali, con le idee fin troppo chiare e la ferma intenzione di trasformarsi nei produttori di un film millenario.”

Dieci anni dopo, Schwarzenegger in California e Berlusconi in Italia elevano indubbiamente questo scrittore al rango di profeta: questo non deve essere slegato al fatto che la fantascienza è stata la sola forma di narrativa moderna che abbia affrontato il tema del cambiamento sociale, tecnologico e ambientale, in un contesto letterario, troppo dedito in Europa ai ricami psicologici e intimisti del romanzo. (l.g.)



Titolo: (30.05.04) L’ORA DI MONTEZEMOLO

Redazione

Nella canea politica che omologa i Poli e zittisce le voci della ragione o le costringe a umilianti contorsioni dialettiche, è sempre più raro cogliere motivi di speranza o di semplice conforto. Ancora più difficile è disporre di esempi che inducano all’ottimismo. Naturalmente non ignoriamo le esortazioni, anche di alte personalità, o le nobili parole che tutti a turno dispensano, tra una lite e l’altra, senza mai entrare nel cuore dei problemi. Costano e valgono nulla sia per chi li recita che per i cittadini costretti a misurarsi tutti i giorni con concreti problemi sociali e di lavoro.

L’ascesa di Luca di Montezemolo è, invece, un segnale in controtendenza che può incidere positivamente nelle vicende italiane. Avevamo indicato questo evento - ‘Il disastro Fiat’ del 10.10.2002 - come una soluzione necessaria. Oggi il maturare del tempo e la sorte l’ hanno resa possibile contemporaneamente nella Fiat e nel mondo industriale.

Non si tratta solo di un cambio generazionale, di questione legata all’età, quanto dell’irrompere nella provinciale e statica scena italiana di un modello globale di industriale-manager che ha in Montezemolo, Della Valle, Tronchetti Provera, Alessandri ed altri di rilievo, gli esponenti più in vista, maturati nel confronto internazionale e abituati a misurare le proprie ambizioni su parametri non solo nazionali.

Per la Fiat, mentre tutti piangevano la scomparsa dell’ ‘ultimo degli Agnelli’ e paventavano l’immediata trasformazione dell’industria torinese in public company, una fulminea risoluzione ha ricondotto la guida del gruppo nelle mani della famiglia.

Per la Confindustria, la composizione del nuovo consiglio è veramente nel segno dell’élite imprenditoriale italiana, quella che si confronta quotidianamente sul mercato mondiale. 

Mentre Montezemolo teneva il suo discorso d’investitura a Roma, a Milano Berlusconi parlava ai delegati di Forza Italia. Come tante volte in passato aveva fatto con la forza vendita delle sue aziende, ha cercato di motivarli, compulsivamente riproponendo il suo mantra ossessivo sulle tasse che già sono scese e ancora diminuiranno. C’è qualcosa di patologico nel progressivo distacco del presidente del Consiglio dalla realtà. Con angoscioso ottimismo, egli sorride al vagheggiato mondo che non c’è, che solo vive nel suo giardino e nei suoi palazzi, illudendosi di mobilitare ancora una volta gli elettori.

Fino all’avventura militare si poteva forse convenire con quanto scrisse Montanelli circa la propensione del Cavaliere a mentire. Oggi egli sembra piuttosto perduto e prigioniero in un felice universo parallelo che gli appartiene e nel quale vorrebbe condurre gli italiani. E in questo, prima vittima della sua stessa abilità imbonitrice, appare assolutamente sincero.

La salita al potere di Luca di Montezemolo, invece, appartiene alla realtà e costringerà presto il governo, l’opposizione e le forze sociali ad affrontare la necessità di un patto sociale, di un obbligato percorso di vasto accordo tra le diverse componenti della società, di un’etica condivisa che solo possono ridare competitività e speranze all’intero nostro sistema e riportarci nell’Europa dei cinque.

Allora emergeranno i veri nodi italiani che sono ancora quelli che motivarono la vana scesa in campo di Silvio Berlusconi: uno stato che condiziona, appesantisce e demotiva ogni struttura sociale, un sindacato che ancora agisce come all’inizio del XX Secolo, un’opinione pubblica, incitata e illusa da politici e intellettuali di successo, pronta a cavalcare ogni diritto pur di sfuggire anche ai minimi doveri pubblici. Una nazione fiaccata dagli egoismi corporativi che stanno facendoci sprofondare nel Terzo Mondo. (rt)



 
 

 


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