- Titolo:
- (21.12.00) SI SALVERANNO SOLO GLI EXTRACOMUNITARI
Commenti
Come avevamo paventato in una nostra precedente nota, mentre i cittadini italiani verranno tutti schedati, gli extracomunitari lo saranno soltanto se rifiuteranno di dare le proprie generalità. È questa la paradossale conseguenza delle modifiche alla legge Turco-Napolitano votate ieri in Parlamento.
La nuova “carta d’identità elettronica” che verrà distribuita a partire dal prossimo anno - ma già ora ne sono stati consegnati sperimentalmente alcuni esemplari - contiene le impronte digitali e una notevolissima quantità di altri dati personali. Troppi, tanto che da più parti, e anche dall’Authority, sono state sollevate perplessità sulla costituzionalità del documento che violerebbe la privacy del cittadino. Il governo si difende osservando che la nuova Carta altro non fa che recepire le indicazioni della U. E.
Di fatto si procederà a tempi brevi ad una gigantesca schedatura nazionale che, unita alla centralizzazione dei dati fiscali, dei conti bancari e postali, ai rilevamenti automatizzati dei pedaggi autostradali, dei telefonini e dei consumi energetici, permetterà il controllo degli italiani quasi in tempo reale.
A questi dati hanno accesso le“autorità” più disparate e numerose, tanto che è impossibile garantirne un’efficace riservatezza. A tutto ciò va aggiunta la considerazione che l’Italia è un paese nel quale i diritti sono ancora largamente inattuati o disattesi e la democrazia è spesso affidata alla benevolenza di troppi rappresentanti dei poteri. Si va quindi configurando per i cittadini autoctoni uno stato di polizia, dal quale sono fortunatamente salvi gli extracomunitari.
Poche cose possono salvarci: la corruzione, il pressappochismo del personale pubblico preposto ai controlli e la resistenza passiva degli italiani che spesso trascolora in anarchia. Ma sarebbe soprattutto necessaria una forte opposizione di sinistra. È una quadratura del cerchio del paradosso: la sinistra sempre più avviata ad affermare un “regime dei migliori”, il dispotismo della “parte sana della nazione”, se andrà all’opposizione riscoprirà la sua genuina vocazione e saprà battersi contro l’applicazione delle leggi da lei stessa generate.
- Titolo:
- CHIAREZZA SUI LIBRI DI TESTO
Commenti
Il consigliere regionale del Ps in Piemonte, Domenico Mercurio, ha presentato il seguente OdG che è stato approvato il 29 novembre. Il documento, che riportiamo integralmente e fedelmente, bene illustra la linea del Partito sulla controversa questione.
“Il Consiglio regionale del Piemonte, premesso che i libri di testo adottati dalle scuole sono tutelati da due diritti fondamentali, dall’art. 21 (libertà degli autori, ossia libertà di pensiero) e dall’art. 33 (libertà di insegnamento) della Costituzione; che per conseguenza, in uno stato democratico, quale è la nostra Repubblica, i contenuti degli insegnamenti godono della libertà di pensiero degli autori, mentre è demandata alla libertà degli insegnanti scegliere i libri di testo; che la libertà di apprendimento, è tutelata dall’art. 2 (principio di libertà) che garantisce i diritti di libertà della persona. Considerato che la faziosità di molti libri di testo non può essere superata né da commissioni nazionali, da qualunque pubblica autorità preposte, pena una cultura di Stato respinta, oltre che dalla Costituzione, dalla scienza democratica del Paese, né da commissioni regionali, sia per le medesime suddette ragioni, sia perché introdurrebbero surrettiziamente un federalismo antidemocratico. (Il Consiglio regionale del Piemonte) Ritiene che la faziosità di alcuni storiografi possa e debba essere respinta da un lato, superando l’accentramento del ministero della Pubblica Istruzione, dall’altro, rilanciando partecipazione di tutte le componenti del mondo della scuola, così come delineate dai decreti di cui alla riforma del 1974. F.to Domenico Mercurio
- Titolo:
- (21.12.2000) DALL'INCONTRO DI ROMA UN NATALE SENZA DONI
Commenti
Maurizio Ciotola, il nostro corrispondente da Roma e Cagliari, solo una decina di giorni fa, scrivendo del Nuovo PSI, parlava di una pratica politica che sa di eutanasia.
L’Avanti di oggi si accorge che il Nuovo Partito “naviga a vista” e parla del fallimento della riunione programmatica di Roma che si è tenuta ieri, cui l’unico obiettivo raggiunto è stata la costituzione di una “commissione di garanzia”: ci viene descritto un fuggi fuggi generale di compagni che abbandonano la sala, ci prospetta il rischio della paralisi politica del Partito e l’assenza del Garofano alle prossime elezioni.
Insomma pare che il Natale invece di portarci i tre re magi (Gianni, Claudio e Bobo) col dono del Nuovo PSI, arrivi una slitta priva di conducente e carica di una simbolo vuoto.
Sembrava che dalle coste del nord Africa, fossero partiti questi re carichi di buoni propositi, espressi di fronte a una tomba, e che volessero giungere in Italia, quasi come immigrati che scappano dall’incubo Jugoslavo, per riportare dall’esilio il socialismo. Invece, il gommone dei profughi sembra sia arrivato vuoto: i tre re immigrati hanno litigato e forse sono finiti annegati dello stretto d’Otranto, esprimendo quella pratica dell’eutanasia politica di cui sopra.
E così?
Forse nel loro peregrinare, i tre re si sono dimenticati in Grecia la regina. Stefania Craxi, in questi mesi, si è squarciata la gola per ricordarci che il percorso era irto e lungo, che occorreva ripartire dalla solidarietà tra compagni, dal quel mutuo soccorso opposto al personalismo e carrierismo espresso dall’urgenza di tornare in Parlamento.
Forse i tre re magi, la Grecia politica, rappresentata da questa agorà telematica, hanno omesso di frequentarla: siamo d’accordo che sia virtuale, ma le migliaia di articoli, commenti, e-mail spese dai cyber-militanti su questo forum e incise su questo portale Web non sono state scritte da intelligenze artificiali, avulse dalla realtà.
Nelle tesi programmatiche di Critica sociale per il Nuovo PSI un dei re (Claudio) parla di hardware e software come strumenti e conoscenze del futuro: forse è solo giunta l’ora che invece di parlarne se ne dotino.
- Titolo:
- (20.12.00) LA MADONNA PELLEGRINA
Commenti
Le cronache danno notizia dell’incessante peregrinare di Francesco Rutelli alla ricerca di voti e di conferme. Impressionato dalle presidenziali americane, s’è fatta l’idea di essere una specie di Al Gore, solo un po’ più bello, e va in giro per piazze e bancarelle, salutando allegramente le folli partecipi del suo entusiasmante tour.
Il candidato dell’Ulivo ieri era a Bari dove hanno schierato per lui i finanzieri sul molo. Qui, calzato fuggevolmente la berretta d’ordinanza, si è intrattenuto con gli agenti messi a presidiare i confini (sacri?) della patria, per l’occasione schierati di fronte a lui, evidentemente già nuovo capo del governo. Li ha subito rincuorati affermando a più riprese che il fenomeno dei clandestini è un problema europeo e, quindi, solo una forza europea può opporvisi. In tale attesa, l’Italia declina ogni responsabilità.
Poi è passato a parlare degli argomenti che meglio ritiene di conoscere: sé stesso e Berlusconi. Ha detto che lui è giovane, mentre Berlusconi è già alla terza tornata elettorale…che il Cavaliere racconta favole, che fa i disegnini a ricalco, che in televisione non è bello come lui… che non vede l’ora di avere un faccia a faccia con l’odiato lombardo.
Rutelli ha ripreso quindi il suo entusiasmante giro tra il festoso popolo dei votanti, che prevede anche una puntata negli Usa dove già si stanno formando i Rutelli’s clubs. Per ora il bel candidato non ha però compiuto miracoli: nessuno si è risvegliato dal sonno comatoso al suono della sua melodiosa voce, né alcun Ginko Biloba ha rigogliosamente superato i dieci metri per il magico tocco del suo pollice verde, tutte cose che Berlusconi ha già fatto e delle quali si sta interessando un’apposita commissione vaticana.
- Titolo:
- (19.12.00) PASSATA È LA TEMPESTA...
Commenti
Ricordate l’alluvione di novembre? L’emergenza è finita e di tutto il codazzo di ministri, sottosegretari ed onorevoli che erano venuti a promettere ed a garantire non c’è più traccia. Tutti in buona fede, naturalmente: da Amato (“Entro quindici giorni tutti a casa”) a Ciampi, da Veltroni al Cavaliere. Tra le garanzie più gettonate, quella sul pagamento dei danni a tempi brevi: “Questa volta lo Stato farà in fretta…” (Nerio Nesi, ministro dei Lavori pubblici).
Ora, che a far fronte all’inverno è restata la gente sola col suo carico di lutti e spesso con i sacrifici di intere vite cancellati in pochi attimi, si può vedere dove funzionano le amministrazioni locali e dove non funzionano. Ma soprattutto appare chiaro che lo Stato è ancora una volta in grave ritardo.
I fondi necessari alla ricostruzione non sanno dove prenderli e proprio Nerio Nesi, che più volte di persona è andato a visitare i luoghi dell’alluvione, lancia l’ipotesi di un prestito internazionale, cosa completamente esclusa nei giorni del disastro. Servono 15mila miliardi e ancora si fanno ipotesi. Se tutto va bene ci vorranno mesi, ma forse è un’altra delle patate bollenti che Amato lascerà al prossimo governo.
- Titolo:
- (18.12.00) I DIRITTI DEI CITTADINI
Commenti
Più ci si allontana dalla conferenza europea di Nizza, più affiorano insoddisfazioni per l’accordo dell’ultima ora firmato tra i quindici Paesi dell’UE e più la Carta dei diritti dei cittadini acquista valore di una speranza, più che di un impegno.
Giovanni Paolo II ne paventa l’ateismo di fondo: “Non si può non rilevare come le ideologie, che hanno causato fiumi di sangue nel corso del XX secolo, siano uscite da un’Europa che aveva voluto dimenticare le sue fondamenta cristiane”.
Alcune nazioni minore per grandezza, come il Belgio, parlano addirittura di accordi violati, nel senso che si sarebbe verbalmente concordato un sistema di votazione e poi se ne sarebbe scritto un altro. Colpa di “dirty” Jacques, cioè di monsieur Chirac che ha fatto cartte false pur di chiudere il suo turno di presidenza europea con un accordo.
Ma è la Carta, non certo vista come l’impegno più importante di Nizza, ad apparire lontana dai cittadini. Molti dei suoi enunciati, visti dall’Italia, sono pure esercitazioni teoriche. Anzi, sono contrappunti ironici a ingiustizie quotidiane. Ad esempio: “Ognuno ha diritto di vedere trattate in modo imparziale ed entro un tempo ragionevole le questioni che lo riguardano. Il cittadino ha diritto al risarcimento dei danni causati dalle istituzioni.” Oppure: “I disabili hanno diritto a beneficiare di misure che ne assicurino l’autonomia e l’inserimento sociale”.
Per fortuna la Carta non è ancora la Costituzione, se no farebbe la fine di quella italiana, invecchiata in molte parti senza essere stata mai applicata.
- Titolo:
- (15.12.00) IL PUDORE E L’IMPUNITO
Commenti
Nel 1970 Giorgio Panizzari, un giovane delinquente comune reo di rapina, esce di prigione per amnistia. Tre mesi dopo assalta un’oreficeria e uccide il proprietario Giuseppe Baudino. Condannato all’ergastolo nel 1972 per omicidio a scopo di rapina, compie in carcere un simbolico cammino iniziatico e diviene un “detenuto politico” eversivo di sinistra aderendo, prima alle Brigate Rosse, poi fondando i Nuclei Armati Proletari.
Riscatta in questo modo, inconscio attore di un’opera brechtiana, il suo triste passato di malavitoso borghese ed entra nell’empireo dei duri e puri marxisti. È un uomo che ha acquisito una nuova coscienza di sé, che dimostra di essersi ravveduto; è un ideologo che elabora politicamente, che si interessa della società in cui vive, che ha svelato l’inganno che lo ha portato sulla brutta strada, cioè le ingiustizie di uno sviluppo distorto della società.
Ottiene quindi la commutazione della condanna dall’ergastolo a trent’anni. Poi si muove il ministro Oliviero Diliberto, sensibile alla grazia per Panizzari, anche a discapito della giustizia verso la famiglia Baudino che nega il perdono all’ex ergastolano. Anche tre giudici sono contrari, probabilmente incapaci di capire che il Panizzari è ormai un altro uomo. Il presidente Scalfaro firma ugualmente il decreto preparato dal ministro e, rispondendo alla lettera dolente e riservata della figlia dell’orefice, spiega che ha deciso la grazia “sperando di far bene”.
Panizzari ricompare tre giorni fa a Todi dove rapina il “Monte Paschi”, sparando a raffica sulla gente. Oliviero Diliberto ricompare alle cronache ieri, quando stigmatizza l’arrivo del temibile orco di Corinzia, Haider: “Le autorità di Roma avrebbero dovuto dichiararlo non desiderato” e dimostra di non conoscere i termini del trattato tra l’Italia e la Santa sede. Indovina, indovinello: in questa storia chi è l’impunito?
- Titolo:
- (13.12.00) AL RIPARO DALLA CONCORRENZA
Commenti
Che il governo aspiri al regime, è materia oziosa di dibattito. Per come si è formato, al di fuori del democratico gioco elettorale, per le modalità di attuazione delle privatizzazioni delle aziende statali, e per il modo che ha di rapportarsi con il mondo industriale, tutto dimostra che lo Stato tende verso un regime e che solo le elezioni ancora non strette nei lacci di un’apposita “regolamentazione” possono fermare questa prospettiva.
L’ultimo atto in ordine di tempo è il via libera all’aumento del canone Telecom che viene giustificato con il fatto che l’azienda deve fare fronte alle spese della rete utilizzata anche degli altri concessionari. Ma la rete gli utenti italiani l’hanno già abbondantemente pagata quando ancora esisteva il monopolio. Gli aumenti autorizzati pongono la Telecom al riparo della concorrenza perché significano, secondo stime prudenti, un maggiore introito per Colaninno di circa 540 miliardi.
In questo modo la Telecom incassa dal solo canone un complessivo di 5000 miliardi, quanto il fatturato di tutte le sue concorrenti di telefonia fissa e mobile messe insieme. Il regalo del governo permette a Colaninno di affrontare il mercato senza il fastidio della concorrenza. L’annuncio che all’aggravio del canone - dell’8%, cioè dell’inflazione reale e non di quella ufficiale - corrisponderà una “riduzione delle tariffe degli scatti” è poi quasi offensivo. Anche il più sprovveduto sa che la Telecom dovrà comunque ridurre le tariffe per effetto della pubblicità comparata che ogni giorno mette in evidenza l’esosità di Telecom e Tim.
Così, dopo avere garantito all’Enel margini di profitto come mai per il passato, lo stesso trattamento di favore è praticato all’azienda delle comunicazioni. Vedremo presto come Colaninno risponderà al dono governativo.
- Titolo:
- (11.12.00) LA LUNGA NOTTE DI NIZZA
Commenti
Nella maratona di Nizza, l’Italia si è distinta per la rinuncia a fare valere legittime ragioni nazionali in favore del raggiungimento di un accordo globale. L’atteggiamento di Amato e Dini è stato quello di sostenere al massimo le proposte di Prodi e, cioè, la rinuncia a parte dei diritti dei singoli Stati, per un’Europa più compiuta e sovrana. È un atteggiamento saggio, tuttavia giudicato in modi diversi sia all’interno che all’estero.
Nazioni come la Svezia e l’Olanda godono di un sistema sociale più avanzato rispetto alla media europea e sono restie a cedere parte dei propri diritti – di voto e di veto – perché temono l’invadenza dell’Europa; hanno paura di dovere troppo dipendere da burocrati non più frenati dalla loro possibilità di veto e di dovere pagare non solo l’arretratezza mediterranea, ma anche quella dei Paesi che aderiranno all’UE. Altri Stati, Belgio e Portogallo per esempio, temono l’ingresso di nuovi partners, tutti sbilanciati a favore dell’area del Marco, in più devono difendere stanziamenti che oggi esistono a favore delle loro economie e che si ridurrebbero in favore delle nazioni dell’Est.
La Germania, l’Inghilterra e la Farncia, disputano su problematiche di leadership e di alleanza internazionale. Blair, fedele all’alleanza con gli Usa, è perplesso sull’istituendo esercito europeo; la Francia non accetta il nuovo ruolo della Germania che, dopo la sua riunificazione e con l’arrivo di nuove nazioni economicamente a lei legate, diventerebbe di fatto egemone e chiede di avere maggior peso nella collettività.
Si può parlare, come fanno Amato e Dini, di chiusure nazionalistiche, ma certamente molti di questi timori si possono capire e in parte condividere. L’Italia ha un atteggiamento diverso a causa dei suoi problemi interni e della storica tendenza a chiamare Pesi terzi in soccorso. I problemi interni sono tali che, ormai, non si riesce a varare alcuna legge importante se non appellandosi all’Europa. Sul grave problema dell’immigrazione si è dovuti arrivare ad una forza di frontiera comune e a norme europee per fare accettare alcuni inevitabili provvedimenti. La stessa cosa sul tema della giustizia, dell’imposizione fiscale e sulle pensioni.
I governi degli ultimi anni, esautorando il Parlamento e chiamando altri poteri al tavolo dell’esecutivo, hanno falsato le regole del gioco e non è più possibile emanare leggi importanti senza che arrivino veti incrociati e manifestazioni di piazza. Chiamando i sindacati, la Confindustria e le rappresentanze del potere giudiziario a decidere sulle leggi, si è creata un’impossibilità decisionale che solo attraverso l’Europa può essere superata.
Per vivere abbiamo bisogno dell’Europa e più Europa c’è, più i cittadini possono respirare, come dimostra l’accanito europeismo degli italiani, il più alto (83%) del continente. Per gli italiani, dipendere dai burocrati di Bruxelles è meglio che avere a che fare con i bizantinismi dei ministri levantini di casa nostra. Per questi motivi, l’atteggiamento rinunciatario di Amato e Dini è comunque gradito ai cittadini, anche se non protegge a sufficienza gli stanziamenti comunitari in nostro favore.
- Titolo:
- (11.12.00) LA LUNGA NOTTE DI NIZZA
Commenti
Nella maratona di Nizza, l’Italia si è distinta per la rinuncia a fare valere legittime ragioni nazionali in favore del raggiungimento di un accordo globale. L’atteggiamento di Amato e Dini è stato quello di sostenere al massimo le proposte di Prodi e, cioè, la rinuncia a parte dei diritti dei singoli Stati, per un’Europa più compiuta e sovrana. È un atteggiamento saggio, tuttavia giudicato in modi diversi sia all’interno che all’estero.
Nazioni come la Svezia e l’Olanda godono di un sistema sociale più avanzato rispetto alla media europea e sono restie a cedere parte dei propri diritti – di voto e di veto – perché temono l’invadenza dell’Europa; hanno paura di dovere troppo dipendere da burocrati non più frenati dalla loro possibilità di veto e di dovere pagare non solo l’arretratezza mediterranea, ma anche quella dei Paesi che aderiranno all’UE. Altri Stati, Belgio e Portogallo per esempio, temono l’ingresso di nuovi partners, tutti sbilanciati a favore dell’area del Marco, in più devono difendere stanziamenti che oggi esistono a favore delle loro economie e che si ridurrebbero in favore delle nazioni dell’Est.
La Germania, l’Inghilterra e la Farncia, disputano su problematiche di leadership e di alleanza internazionale. Blair, fedele all’alleanza con gli Usa, è perplesso sull’istituendo esercito europeo; la Francia non accetta il nuovo ruolo della Germania che, dopo la sua riunificazione e con l’arrivo di nuove nazioni economicamente a lei legate, diventerebbe di fatto egemone e chiede di avere maggior peso nella collettività.
Si può parlare, come fanno Amato e Dini, di chiusure nazionalistiche, ma certamente molti di questi timori si possono capire e in parte condividere. L’Italia ha un atteggiamento diverso a causa dei suoi problemi interni e della storica tendenza a chiamare Pesi terzi in soccorso. I problemi interni sono tali che, ormai, non si riesce a varare alcuna legge importante se non appellandosi all’Europa. Sul grave problema dell’immigrazione si è dovuti arrivare ad una forza di frontiera comune e a norme europee per fare accettare alcuni inevitabili provvedimenti. La stessa cosa sul tema della giustizia, dell’imposizione fiscale e sulle pensioni.
- Titolo:
- (8.12.00) QUELLI DEL FIGHTER CLUB
Commenti
La gente del Fight Club, è andata sulla costa, come conviene a chi contesta non tanto la globalizzazione, quanto un sistema di vita: a dicembre i consumisti vanno in montagna, loro al mare. I sindacalisti sfilano potenti, ma compatti e ordinati; loro vanno per guerriglia.
Le frange dei fighters sono parenti di quelle delle curve degli stadi e odiano le modalità nelle quali si organizza l’intera società, più che l’ordine mondiale delle multinazionali.
Che dire poi delle Francescano, dei Verdi e di quei diesse che in Parlamento votano a favore della Carta dei diritti, ma sono con i Comunisti italiani e con gli autonomi dei Centri che sfilano contro? L’unico politicamente “autorizzato” è Pecoraro Scanio che, avendo due cognomi, può dire che Pecoraro idealmente sfila e Scanio vota. Ma chi pensa?
S’illude Bertinotti, arruolando tra le fila dei contestatori della globalizzazione l’intero universo dei Centri sociali, in realtà composito, variegato e non identificabile in una precisa posizione politica, e pensando di svolgere nei loro confronti una funzione di inserimento costituzionale. L’atteggiamento politico di Bertinotti è coerente e politico, ma oggettivamente funzionale a una pericolosa deriva di violenza terroristica.
Tra assalti di picchiatori sulla costa, roghi di vendicatori ad Ancona, pistolettate di giustizieri nelle aree urbane, ministri che provvedono ad espulsioni solo in presenza di telecamere (Bianco e l’albanese), si consuma l’ultima mistificazione mediatica del regime. La candida e delicata vita sociale che emerge dagli spot ministeriali è diametralmente opposta alla sulfurea realtà della cronaca. Il nonno arruolato dal governo è il tradizionale raccontatore di favole, se le berranno gli italiani?
- Titolo:
- Errata corrige
Commenti
Nel penultimo capoverso di PUR DI SALVARE LA GHIRBA (6.12.00), anziché “ultimo epigone”, leggasi: ultimo epigono.
- Titolo:
- (7.12.00) DA UN CLAMOROSO CIAMPI A UN ORIGINALE RUTELLI
Commenti
Censurato? Ciampi, in visita a Pisa, ha parlato di molte cose. Tra le altre, ha fatto alcuni cenni a “un periodo di grande sviluppo e di grande progresso civile che l’Italia ha davanti a sé”. Questo sviluppo dovrebbe basarsi su grandi opere pubbliche e sull’aggiornamento dei nostri atenei (“Serviranno più di 200mila ingegneri informatici…”). L’accenno alle grandi opere pubbliche, breve ma assai preciso, è stato espunto dalle cronache pubblicate dai grandi quotidiani ed è passato solo in alcuni notiziari Rai di ieri. Potrebbe trattarsi di un’omissione involontaria, ma è ugualmente clamorosa perché, dopo la presa di posizione sull’ordine pubblico, è la seconda volta che il pensiero del presidente della Repubblica si trova in sintonia – involontaria? – con il programma di Berlusconi.
Si potrebbe anche pensare che si vada delineando una strategia presidenziale basata sul tentativo di raccordare maggioranza e opposizione su punti nodali dello sviluppo del Paese: come è accaduto per alcune decisioni di politica estera, così potrebbe stabilirsi una convergenza nazionale su due o tre punti esiziali per il futuro dell’Italia, quali l’ordine pubblico, le grandi opere, l’aggiornamento culturale.
Tutta farina del suo sacco. Francesco Rutelli, proseguendo nella sua campagna elettorale, attua puntualmente il piano studiato dai suoi guru americani. Il fulcro della sua strategia è quello di appropriarsi del programma dell’avversario e venderlo come proprio. A Nizza per il conclave dell’Europa, il bel sindaco ha spiegato il suo prossimo obiettivo, l’ordine pubblico. Perché se ne occupa? Tale e quale all’inviso leader di Forza Italia, perché “I sondaggi dicono che al Nord preoccupa il 75% degli elettori”. Del Sud non parla, tanto già è perduto. Quindi annuncia che presto presenterà un suo “pacchetto-ordine pubblico”. Quando sarà pronto? Non appena gli americani avranno letto quello di Berlusconi .
Su un binario morto. La triste storia del treno della protesta fermo a Ventimiglia non smuove la sinistra europea, quella degli Schroeder, dei Jospin e dell’Ulivo italiano. Lo schieramento di gendarmi francesi e poliziotti italiani ai due bordi della frontiera, la sospensione dei diritti sanciti dall’accordo di Schengen, hanno per loro il clamore di urla nel deserto. Unica a dimostrare a Nizza è restata Grazia Francescato che ha sfilato con i 50mila dei sindacati francesi e dei collettivi anti-globalizzazione. La Verde ha avuto questa sottile analisi su Cossiga: “Quando ha parlato del possibile ritorno di Prodi alla testa dell’Ulivo era al massimo della fibrillazione. È una questione di cicli, evidentemente era in quello basso”. E lei, in che stato era?
- Titolo:
- (6.12.00) PUR DI SALVARE LA GHIRBA
Commenti
Nei luna park che puntualmente arrivavano in città nel mese di dicembre, non mancava mai il tiro a segno “con flash automatico”. Era allora il momento del più bravo della classe che si esibiva cercando di cogliere il centro del bersaglio e di fare scattare il lampo del magnesio, Con gli amici che gli si stringevano addosso nella speranza di restare immortalati nell’istantanea.
Ieri il presidente della Repubblica, Ciampi, nel suo peregrinare è giunto a Firenze e ha sferzato il governo sull’ordine pubblico, sollevando una questione già trattata quindici giorni fa a Brescia, quella dell’immigrazione clandestina. Ha detto parole durissime, quasi indirettamente adombrando una poca capacità del governo a dominare la materia. E perciò richiedendo “tolleranza zero” e dichiarando invece fiducia nell’intervento di una forza di frontiera europea e nell’istituzione dell’anagrafe delle impronte digitali per gli immigrati.
È molto interessante la trasformazione di Carlo Azeglio Ciampi da “gran commis” dello Stato, a Ministro, a capo del governo, a presidente della Repubblica, tutta avvenuta fuori dai partiti, talvolta a dispetto delle forze politiche, ma anche lontano dall’elettorato. Ora sta scoprendo il contatto con la realtà viva dei problemi della gente e va sempre più modificando il suo atteggiamento. Non deve pagare tributi ai partiti, né a gruppi e fazioni, ed ha avuto tutto dalla vita: può veramente “servire la patria”. L’allarmato discorso di Firenze è semplicemente la traduzione di quanto ha visto e udito di prima mano. La sua è certamente una voce all’interno del sistema, ma fuori dal coro.
Come accadeva di fronte al flash del luna park, tutti i bellimbusti del governo e dintorni si sono immediatamente fiondati a fianco del presidente. “L’abbiamo sempre detto”, “Siamo per la massima legalità”, “Abbiamo consegnato X migliaia di fogli di via”…tutto il cast degli irriducibili, da Mussi - ultimo epigone di Marx (Groucho) - a Folena, commissario politico per il Nord, a Paissan – il Verde che sa odiare – si è affollato idealmente attorno a Ciampi.
Il ministro Bianco è arrivato, spudoratamente, a dichiarare: “Da due anni almeno il ministero degli Interni agisce così”, cioè duramente contro l’immigrazione clandestina. Non è vero, e meno male. Perché, se così fosse, saremmo protetti dall’apparato di polizia più inefficiente del continente.
Il fulmineo, quanto farisaico accodarsi di questa sinistra alla denuncia del presidente Ciampi ha avuto una sola eccezione, quella di Bertinotti, sempre più simpatico nella sua insana pretesa di trasformare l’Italia nella periferia di Bucarest. Tutta la rappresentazione teatrale di ieri si è tenuta, com’è ovvio, alla presenza di un convitato di pietra, la tornata elettorale, terribile moloch che induce gli uomini del centro-sinistra a dichiarare tutto e il contrario di tutto, pur di salvare la ghirba.
- Titolo:
- (5.12.00) QUANDO LA DEBOLEZZA FA LE LEGGI
Commenti
Per settimane si è dibattuto in Italia sull’importanza della Carta dei diritti dei cittadini europei, venduta da Amato come cosa fondamentale, quasi una discriminazione tra il Vero Democratico (quello che vota la Carta) e il Vero Fellone (quella che ne dubita).
Avviandosi ora la conferenza di Nizza - anche questa presentata come “fondamentale” - si scopre che per il resto d’Europa la Carta, come avevamo paventato in questa stessa rubrica nella nota del 29, è stata vista come una specie di ruota di scorta: se non si raggiungeranno risultati sulle questioni più importanti, almeno si voti la Carta che non è vincolante e non ha alcun valore ufficiale.
La tendenza del governo di ritenere sempre fondamentale e decisivo ciò che incombe, è l’effetto della schizofrenia dei partiti e partitini che lo compongono, portati dalla loro debolezza a decidere provvedimenti sull’onda indotta da un titolo di giornale, da una trasmissione televisiva, dalla presa di posizione di un sindacato o di un’associazione. I danni prodotti in questo modo costituiranno un vincolo e un ostacolo non indifferenti per il governo che verrà dopo le elezioni, quale esso sia.
L’accentuarsi di questa tendenza è bene evidenziato dal pacchetto sulla giustizia, varato a cura del ministro Fassino. Non uno dei settori interessati - dai giudici agli avvocati – ha potuto parlare bene del decreto. Anzi, i penalisti sono addirittura scesi in agitazione, accusando il governo di avere varato provvedimenti liberticidi.
In questo non c’è nulla di nuovo. È nel Dna del nucleo forte della coalizione una concezione autoritaria della gestione del potere, un’insensibilità verso i diritti dei cittadini che si evidenzia chiaramente quando leggi e normative vengono calate sugli italiani e praticamente applicate. Non basta cambiare nome per cambiare pelle. Dovremo attendere una nuova generazione politica per avere quella democrazia compiuta da tutti auspicata e quasi mai attuata.
- Titolo:
- (2.12.00) COLAZIONE ALL’ATENEO
Commenti
Con sentenza della Cassazione, Stefania Craxi è stata condannata a 50mila lire di risarcimento danni per avere definito, in un ristorante romano, Francesco Rutelli “un grandissimo str…”.(Notizia d’agenzia).
L’altra giorno, al ristornate L’Ateneo dove solitamente verso l’una si ritrovano i docenti universitari, è stata commentata la sentenza ed è nata spontaneamente una conversazione sulla vera natura di Rutelli, da tutti assai rispettato. “Per me – ha attaccato il prof. Scanderra docente di Scienza delle Comunicazioni, si tratta di un grandissimo stro…”. “Noo” hanno urlato tutti interrompendolo. Assai stupito, dopo un attimo di pausa il docente ha ribadito: “ Per me si tratta di un grandissimo stròlogo, come diceva Bacchelli, perché riesce a divinare il suo futuro”.
“Non sono d’accordo” è intervenuto l’esimio prof. Verdusio, docente di selvicoltura, “mi sembra piuttosto un grandissimo stro…” “Noo” hanno urlato tutti interrompendolo e paventando chissà quale epiteto… “Volevo solo dire - ha ripreso Verdusio - che a me, per la sua tenacia, me lo fa rassomigliare a un grandissimo stròfanto, una di quelle liane robuste che sanno resistere più della pianta stessa.
“Ci mancherebbe, una pianta! È evidente che si tratta di un grandissimo stro…“Noo” hanno urlato tutti interrompendo il prof. Claudio Algori, docente di statistica e matematica applicata, temendo una brutta piega…”Ma che avete capito, per me si tratta di un grandissimo stròfoide, di una linea retta che punta decisa ai suoi obiettivi” ha chiosato con veemenza il cattedratico.
Matteo Sarti, il notissimo studioso d’ingegneria navale che si agitava sulla sedia, a questo punto è intervenuto deciso: “ Ma cosa dite, sono tutte elucubrazioni distorte, è chiaro a tutti che il sindaco di Roma è un grandissimo stro…“Noo” hanno urlato gli altri interrompendolo, vedendolo un po’ nervoso… “ Vi prego non interrompetemi: si tratta, volevo dire, di un grandissimo stròppolo. Come lo stroppo lega il remo alla barca, così il candidato ulivista tiene unita la sua coalizione…”.
“Mi richiamo ai classici e definisco il Rutelli un grandissimo stro…“Noo” hanno urlato tutti interrompendo l’enciclopedico prof. Melzi titolare di filologia linguistica. “Insisto si tratta di un grandissimo stroscio, come dice il Pascoli, ‘lo stroscio d’una fiumana che muggiva al fondo’…credete a me, si abbatterà sugli avversari con l’impeto di uno stroscio…”
“Si fa tardi e devo rientrare, ma devo dirvi che quando penso a Rutelli vedo un grandissimo stro…“Noo” hanno urlato tutti interrompendo allarmati il nuovo interlocutore… “Vedo in lui - ha ripreso il prof. Sassi titolare di fisiomorfologia dei minerali - un grandissimo stromatolite, una roccia capace di resistere alle avversità della politica”.
Si era fatto tardi e tutti i professori si avviavano velocemente verso l’uscita per rientrare nell’università. Si potevano cogliere ancora lungo la via frasi smozzicate Un grandissimo strofantobiosio…un grandissimo strozzalupo…un grandissimo strofulo…un grandissimo…
- Titolo:
- (30.11.00) LETTERA APERTA AI LEADERS SOCIALISTI
Commenti
La rinascita di una forza socialista ispirata a valori democratici e liberali, legata alla storia del partito socialista, ma aperta agli apporti di un vasto fronte laico e non chiusa ai fermenti della società europea, è stato il motivo politico fondante della Lega Socialista, cresciuta sull’onda emotiva della scomparsa di Bettino Craxi, che si è posta l’obiettivo di mobilitare su questo progetto altre forze politiche.
In una prima fase, molte sono state le adesioni giunte da tutte le zone d’Italia e promettente l’avvio di riunificazione con il Ps di De Michelis. Si è avuto in questa fase il ritorno di molti dei protagonisti della storia del Psi, quella interrottasi nel 1992/’93.
Allo stato, però, alcuni ostacoli possono sbarrare il cammino di una definitiva rinascita e di una possibile riunificazione di forze. Da una parte - quella del Ps - si avverte la necessità di formare un partito a somiglianza di quelli tradizionali: adesioni individuali, tesseramento, gerarchie che si formano di conseguenza. Però si avverte la presenza di una leadership attiva e pugnace, quanto personalizzata.
Dall’altra - la Lega di Bobo Craxi e Claudio Martelli - ci si pone il problema non solo degli iscritti tradizionali, ma della partecipazione di nuove rappresentanze di cittadini, della formazione di un gruppo dirigente non vincolato al puro tesseramento e di una partito più aperto e meno strutturato. Di contro la guida è più incerta e i riferimenti più labili.
A questi due visioni della forma-partito, si aggiunge da una parte e dall’altra la necessità di prepararsi all’impegno elettorale, con tutto un corollario di inevitabili personali aspettative, di alleanze da definire e da soppesare che è divenuto preminente. Delle tematiche fondanti del nuovo soggetto, dell’eguaglianza politica e giuridica delle persone, dei diritti dei cittadini, delle riforme di stato e welfare, dell’abbandono dello statalismo - fondamenti del “Socialismo liberale” di Carlo Rosselli - poco o nulla si parla.
Di conseguenza, da un lato si costruisce una modesta forza elettorale nuovamente basata sul tesseramento e sui conseguenti equivoci, dall’altra si disegnano alleanze di difficile traduzione pratica. A questo punto, sembra che di due solo cose vi sia certezza: dell’avversario e dell’alleato.
Questa fase della costruzione del partito è ritenuta inevitabile, poiché senza rappresentanza in parlamento, la stessa sopravvivenza è a rischio. Pure è troppo poco per andare oltre la cerchia dei fedelissimi e per superare il quadrato delle adesioni della prima ora, divenute in più di un caso gelose e vincolanti custodi di diritti di primogenitura.
Se si tratta di garantire qualche presenza alla Camera e al Senato, va bene un simulacro di partito che giustifichi la benevolenza del principe. Se si punta a dare una casa a quanti potrebbero riconoscersi in una “Carta dei socialisti”, allora si intraprendano alcuni necessari passi organizzativi e politici, dimostrando di crederci anche con un maggiore coinvolgimento personale e aprendo il partito all’apporto di rappresentanze diverse e al dibattito politico.
Senza la garanzia di un coerente disegno e di chiarezza programmatica tutto resta sospeso nell’alea dell’avventura, del giorno per giorno, in una specie di bohème politica che regge più per colleganze generazionali e amicali, che per profonde convinzioni di strategia politica.
Le risse personalizzate esplose su L’Avanti, la gelosa difesa di minuscoli patrimoni politici, l’impegno di qualche leader che non va oltre le forti dichiarazioni d’intenti, non danno ali al progetto complessivo, anzi lo immiseriscono ed annegano in un confuso affastellarsi di voci e personaggi portatori di ricordi e di vicende personali, ma non di una strategia per il futuro.
Compagni carissimi, gelosi custodi della memoria, il passato non ritorna e può far valere i suoi diritti solo in presenza di un aperto, concreto e condiviso progetto per il futuro.
Se siete solo alla ricerca, più che legittima, di una posizione personale adeguata al vostro valore, non molti in Italia possono seguirvi. Infatti, il riaggregarsi di una forza socialista non si realizza senza suscitare polemiche e opposizioni palesi o nascoste anche feroci. Di conseguenza, per molti compagni aderire e partecipare a questo impegno civile e morale comporta scelte di campo e “rischi” personali.
Se, invece, volete costruire ciò che manca all’Italia - una forza laica e socialista -, allora dateci un segno.