|
“Chi
non ha la tessera non é iscritto al Partito”.
Questa
lapidaria frase compare sulle prime tessere socialiste, a riprova
dell’ importanza attribuita, fin dalle origini del socialismo, alla
adesione formale alle strutture territoriali del psi.
La
tessera, dunque, come adesione alle lotte e agli ideali socialisti, come
dimostrazione concreta e tangibile dell’ “essere socialista”. Se
la bandiera è il primo segno distintivo di ogni Circolo o Sezione
socialista, la tessera è quindi il primo segno distintivo personale di
ogni militante, gelosamente conservato e spesso ostentato a dimostrazione
della propria fede nell’ideale socialista.
“Siamo
a raccomandarvi le tessere di ammissione, anche un po’ eleganti, in
cartoncino colorato. Il neofita ostenta con gli amici questa prova di
affiliazione che lo gratifica e lo ingrandisce...”
Così
scriveva il settimanale socialista “Lotta di classe” nel maggio del
1895.
Per
le caratteristiche tipiche del movimento socialista italiano, legato al
municipalismo, alle iniziative locali e dotato quindi nei primi anni di
una struttura organizzativa centralizzata che nei fatti era solo il
coordinamento delle singole espressioni territoriali, non ci furono subito
vere e proprie tessere del Partito, in quanto erano appunto i Circoli e le
strutture federative regionali e provinciali a realizzare proprie tessere.
Fino
al 1905 il singolo militante si iscrive a questi gruppi territoriali e
sono i gruppi ad aderire al Partito.
Solo
con lo Statuto del 1905 l’adesione diventa un fatto personale e
centralizzato: “Le adesioni al Psi
sono personali. Il termine minimo di età per essere Iscritti al Partito
è 18 anni compiuti. Le iscrizioni devono essere fatte presso la Sezione
del Comune di residenza del socio.. .Aderire ed iscriversi al Partito
socialista implica la accettazione dei suoi principi generali, nonché
l’osservanza della disciplina e dei metodi di lotta e di azione
deliberati nei Congressi...”
Dal
1905, dunque, furono stampate dalla Direzione del Psi tessere valide per
un anno, molto curate nella grafica. Da allora le tessere annuali
divennero una tradizione mai interrotta, ad eccezione degli anni
1940/1943.
L’esame
delle tessere è interessante non solo dal punto di vista iconografico e
simbolico, ma anche per le “parole d’ordine” lanciate e per il tema
annuale scelto a rappresentare la realtà e 1’impegno del movimento
socialista: a ragione quindi la tessera è stata definita il “santino
d’annata” del Partito, un documento di adesione carico di significati.
La
prima tessera “nazionale” del Partito socialista, è quella del 1905, in un formato decisamente poco tascabile, che la fa
somigliare più a un “mini diploma” che a un documento di
riconoscimento da portare addosso.
L’autore,
Galantara, è un nome ben conosciuto nel movimento socialista: fondatore
nel 1892 con Podrecca del settimanale satirico “L’Asino”
che ebbe una enorme diffusione in Italia fino all’avvento del
fascismo, fu uno dei disegnatori più efficaci ed incisivi di area
socialista.
Sul
fronte della tessera, una figura di donna con berretto frigio, simbolo
della libertà e del socialismo, tiene nella mano destra un martello e
si appoggia con il braccio sinistro a un libro. Dietro di lei, una città
industriale si staglia contro un cielo rosso; il tutto in un semicerchio
contornato da garofani liberty nella migliore tradizione jugend.
La
tessera, che riporta la scritta “Partito
socialista italiano, tessera di riconoscimento per l’anno 1905” è
firmata, a destra in basso, “Rata Langa” che era lo pseudonimo di
Galantara.
E’
interessante notare che la simbologia della donna con il berretto frigio
fu molto usata dal movimento socialista come allegoria della libertà:
simbolo di avanzamento, di rinnovamento, di liberazione dell’umanità,
deve questo suo significato al fatto che, nell’antica Roma agli schiavi
emancipati veniva donato, appunto, un simile berretto.
Per
la verità, il berretto frigio, come dice la parola, proviene dalla
Frigia, dove era usato dai sacerdoti del dio Sole. Oltre ai significati già
detti, ha sempre avuto una ulteriore valenza positiva, nella cultura
successiva e soprattutto dopo la Rivoluzione francese, proprio perché
legato ai significati allegorici del sole, e cioè rinascita, prosperità,
avvenire, progresso.
Questa
allegoria, presente spessissimo nella grafica di Walter Crane, di
Galantara e di altri disegnatori socialisti dell’inizio del secolo, verrà
usata, come vedremo in seguito, anche su altre tessere socialiste.
Al
di là dell’aspetto iconografico di questa prima tessera distribuita
dalla Direzione del Psi, è opportuno esaminare brevemente anche la sua
tipologia, le sue caratteristiche politiche.
Anzitutto,
a differenza delle tessere precedenti che venivano stampate dai Circoli
socialisti, dalle Sezioni, dalle strutture periferiche di area
(cooperative, associazioni culturali ecc.) questa tessera sottolinea il
carattere “personale” della adesione: il soggetto non è più
l’Associazione socialista di base, ma il singolo aderente, che è
iscritto al Partito socialista presso una Sezione territoriale.
Sul
retro dell’immagine di copertina, oltre alla firma del titolare, la
tessera riporta quella del segretario della sezione e il timbro della
Sezione stessa.
La
terza facciata del documento è poi riservata alle annotazioni mensili
relative ai contributi che l’iscritto ha versato al Partito.
Nell’ultima
facciata un breve testo sottolinea gli effetti dell’iscrizione: “La presente tessera attesta nel detentore il carattere e i diritti di
aderente al Partito socialista italiano: essa viene rilasciata a chi abbia
anticipatamente pagato il contributo individuale alla cassa Centrale: è
valida per il solo anno in corso e si rinnova periodicamente di anno in
anno”.
La
tessera del 1906
riproduce una immagine altamente espressiva: due mani in primo
piano, due pugni chiusi, spezzano una spada: una simbologia pacifista che
pare voglia scongiurare, intuendone il pericolo, l’avvicinarsi della
guerra. Questa spada spezzata, questo ferro spezzato, richiama anche le
catene, l’immagine di Spartaco e della rivolta degli schiavi, i
condizionamenti subiti dai lavoratori, a significare la loro voglia di
cambiamento e di emancipazione. Sullo sfondo ancora un cielo rosso e una
città con le sue fabbriche fumanti.
Se
le prime due tessere presentano una iconografia centrata sulle città e
sulle fabbriche -quasi una fuga nel futuro, visto che l’Italia era
ancora essenzialmente agricola e il socialismo aveva prima di tutto una
base contadina- ecco che le tessere successive, presentano una realtà ben
diversa.
La
tessera del 1907,
realizzata anche questa da Galantara (che questa volta rinuncia al suo
pseudonimo di Rata Langa e si firma con il suo vero cognome) richiama per
certi versi le immagini preraffaellite di Walter Crane, che tanta
influenza ebbero in quegli anni nell’iconografia del movimento socialista
internazionale ed italiano: stesse donne con berretto frigio, stessi
stendardi al vento e soprattutto stessa esigenza didascalica (Crane
“riempiva” i suoi disegni di spiegazioni, di frasi, di motti: su
questa tessera vediamo che la donna regge nella mano sinistra una corona
d’alloro dalla quale “svolazzano” due nastri bianchi con su scritto “Proletari
di tutti i Paesi, unitevi” e “Uno
per tutti, tutti per uno”).
E’,
però, una similitudine a prima vista. Ad una più attenta analisi, questa
è una allegoria ben diversa, richiama molto di più la Marianna
dell’iconografia francese, non è una allegoria evanescente, una
immagine viva, concreta, che agisce. Guida infatti un corteo di
lavoratori, quasi un esercito armato (si vedono le falci alzate) e
simboleggia in modo efficacissimo il Partito socialista alla guida del
cambiamento.
E’
interessante notare che nel 1907 compare su una tessera di partito per la
prima volta quello che a ragione è stato definito il più indovinato
simbolo politico moderno: la bandiera rossa.
Sarà
presente in seguito, nel corso dei decenni, su moltissime altre tessere,
ed è quindi opportuno esaminano un po’ più per esteso.
In
generale, la bandiera documenta anzitutto l’esistenza di un fatto
associativo: per numerose associazioni e circoli socialisti privi di
valide strutture la bandiera era l’unico segno esterno di aggregazione.
L’origine
della bandiera rossa risale alla Rivoluzione francese del 1848 e la sua
diffusione fu a lungo contrastata dall’uso della bandiera nera da parte
di gruppi e associazioni rivoluzionarie, anarchiche e operaie, nel periodo
della Prima Internazionale.
Per
il movimento socialista italiano, nato da associazioni preesistenti,
Società di mutuo soccorso, leghe, cooperative, non ci fu in origine una
immediata codifica simbologica per quanto riguarda la bandiera.
Le
antiche bandiere delle Società operaie avevano colori e tipologie
multiformi; il Partito operaio, fondato a Milano nel 1882, ha una bandiera
a strisce bianche e nere, mentre il Partito socialista rivoluzionario di
Romagna innalza un vessillo verde.
Solo
dopo il 1892 il Partito socialista adotta definitivamente come proprio
emblema una bandiera rossa con frangia nera.
Le
bandiere del Movimento operaio italiano non furono realizzate, come nel
caso inglese, da una struttura centralizzata, ma a livello di base, e sono
molto diverse tra loro per stile e materiali usati.
Vedremo
più avanti l’immagine della tessera del 1921, che presenta appunto una
donna che sta cucendo una bandiera socialista sullo sfondo di un campo di
grano.
Il
gruppo di tessere che va dal 1908 al 1912 sono molto differenti per
cultura e concezione grafica, pur essendo queste tessere famose tra i
collezionisti e gli studiosi dell’immagine socialista come “le tessere
della serie oro”.
Queste
tessere hanno infatti la caratteristica unificante di essere stampate
tutte con disegni dorati e a rilievo.
In
quella del 1908,
una seminatrice con berretto frigio, (ovvia allegoria del socialismo) si
staglia contro il sole (altra simbologia che, come si vede ricorre
frequentissima nelle allegorie del movimento socialista), con evidenti
riferimenti alla iconografia francese rivoluzionaria.
Nelle
tessere successive, più che alla Rivoluzione francese, sembrano più
immediati i riferimenti alla simbologia neoclassica che domina negli
anni umbertini e che si rappresenta ormai nelle scenografie ufficiali e
nelle grandi esposizioni.
Nella
tessera del 1909
ritorna la donna / Ideale che mostra il sole / Avvenire ai
lavoratori, il tutto all’interno di una corona d’alloro (la
rappresentazione di rami di alloro è strettamente connessa con il mito di
Apollo, il dio della luce solare simbolo quindi di purificazione e di
libertà); in quella del 1910
una figura femminile tiene in una mano una fiaccola,
nell’altra una bandiera rossa con sopra scritto “Partito
socialista italiano”; nella tessera del 1911
una figura, sempre di donna, guida su un cocchio una coppia di
cavalli tra le nuvole: tutte queste tessere richiamano chiaramente, per la
loro impostazione, la tipologia dei diplomi delle Mostre e delle
manifestazioni dell’epoca.
Quest’ultima
tessera del 1911 riprende un disegno di Walter Crane, pubblicato insieme
ad una sua poesia sulla stampa socialista italiana pochi anni prima:
“Avanti, sulla via lucente verso la
meta del progresso umano. Voli l’auriga in-vitto dal cui carro veloce si
sprigionano raggi come da un sole...”
Walter
Crane seppe interpretare i sogni, le paure, le speranze del movimento
socialista dei primi anni del Novecento riproponendo i miti della
classicità in chiave di allegoria socialista, ottenendo immagini
immediatamente riconoscibili, didascaliche, che si diffusero in tutto il
movimento operaio europeo, che le fece proprie, utilizzandole spesso senza
nessun intervento critico, spesso invece modificandole e adattandole alla
realtà del proprio Paese.
Nelle
allegorie di Crane c’è una carica di cambiamento, di riforme sociali e
nello stesso tempo un ritorno ad un passato di sogno ed un rifiuto del
presente, tempo di sofferenze e di sventure sociali, quasi un legame
diretto tra passato e avvenire, una nostalgia per la società di un tempo
e una speranza per il futuro.
Crane,
che come il Morris aveva più una visione romantica della perfettibilità
dell’uomo, mitica, lontana dal realismo, vedeva nel passato le
condizioni di una vita comunitaria migliore, in una organizzazione quasi
agreste della società che solo con il rifiuto del lavoro salariato e
dell’industria, considerata una degenerazione, avrebbe potuto trovare la
sua strada di emancipazione vera.
Da
queste tessere -e
più in generale dall’esame di tutto il materiale iconografico del
socialismo dell’inizio del nostro secolo- appare dunque evidente la
tendenza presente nel movimento operaio italiano a utilizzare più lingue,
spesso diverse se non proprio contraddittorie.
Sarebbe
qui troppo lungo analizzare questo problema. Certo, la mancanza di una
immagine chiara, dovuta in parte a linee politiche e organizzative ben
diverse all’interno del socialismo italiano, in parte ad un esame poco
approfondito del come fare comunicazione, in parte ancora alla scarsa
mancanza di coordinamento e alla povertà dei mezzi a disposizione, porterà
ad una situazione di debolezza e all’affermarsi pochi anni più tardi
del fascismo e della reazione.
La
tessera del 1912,
l’ultima della “serie oro”, oltre ad un sole che si staglia sullo
sfondo, mostra per la prima volta (anche questa è una immagine che
ricorrerà più volte in seguito) un albero, una quercia, a simboleggiare
il Partito, la sua continuità, la sua organizzazione.
A
simboleggiare la primavera, e quindi la rinascita, la speranza di un
domani migliore, l’iconografia socialista usa abbondantemente in questo
periodo alberi, rose, papaveri, spighe, tralci di vite e soprattutto
garofani, da soli o come cornice.
Con
la tessera del 1913
si ha un cambiamento notevole di immagine: la tessera è
disegnata da Giuseppe Scalarini il famosissimo ed efficacissimo
disegnatore dell ‘Avanti!.
“Posso
dire di essere nato una seconda volta. E’ avvenuto quando l’Avanti! ha
pubblicato la mia prima vignetta”.
Questa
sua frase è certamente vera, in quanto la sua notorietà è strettamente
legata al suo lungo sodalizio con il quotidiano socialista, iniziato il 13
ottobre 1911 e finito quindici anni dopo, quando il fascismo prese il
potere.
Ma
è anche vero che il movimento socialista deve molto a Scalarini: i suoi
disegni non solo hanno avuto valore di veri e propri articoli di fondo, ma
sono stati ripresi e riprodotti in una impressionante quantità di
volantini, di opuscoli, manifesti, giornali locali del Psi.
Stampati
in migliaia e migliaia di copie, hanno contribuito a diffondere le idee
socialiste, a concretizzarle nella immaginazione popolare. Le sue
vignette, sintetiche al massimo e nello stesso tempo ricche di
particolari, sono tra le immagini migliori della grafica socialista.
Nella
tessera del 1913, un giovane guida un corteo e la fiaccola-sole che tiene
alta porta la scritta “Partito socialista italiano”.
E’
questo un modo nuovo, sintetico, efficace di raffigurare la sfruttatissima
simbologia del sole, della luce, del fuoco, per presentare l’imminente
avvento del progresso, dell’avvenire socialista.
Il
sole, la luce, il fuoco, visti anzitutto come sorgenti di vita e di
rinnovamento, come simboli della società da costruire: e il socialismo,
per usare le parole di Giuseppe Garibaldi, visto come il sole
dell’avvenire. Accanto al sole, altre immagini di luce, come la
fiaccola, vengono molto usate nei primi anni del secolo con il significato
di sete di conoscenza, di consapevolezza.
Anche
in questo caso, il movimento socialista non ha fatto che prendere e
rileggere in chiave nuova segni e allegorie già diffusi: questo legare
per esempio la luce alla conoscenza e alla emancipazione è facilmente
riconducibile alla iconografia sacra, con un chiaro nesso rivoluzione
uguale redenzione.
Il
fuoco, tra i segni di luce/calore ha invece in special modo il significato
di purificazione, mentre la fiaccola è una allegoria della conoscenza,
della maturità, del sapere, della libertà e della verità.
Quanto
questa simbologia abbia riferimenti con quella del mondo cattolico è
evidente proprio in questa tessera di Scalarini, per il chiarissimo
richiamo all’ostensorio.
Le
tessere che vanno dal 1914 al 1918 sono un altro blocco a sè, sia per la
tematica, legata al dramma della guerra ormai incombente e poi
drammaticamente presente, sia per le loro influenze liberty, legate
all’accademismo italiano.
Nel
1914,
la tessera riproduce una figura femminile seduta su
un’incudine, all’interno di una corona che è insieme tronco e radice
di un albero.
Nella
tessera del 1915 (“Una madre nella bufera” chiarisce
l’Avanti! a proposito di questa immagine) si vede una figura femminile
davanti a una selva di baionette dietro alle quali un incendio crea figure
mostruose.
Sempre
a proposito di questa tessera, scrive Costantino Lazzari sull’Avanti!
del 3 gennaio dello stesso anno:
“Frammezzo
al turbine sanguinoso della guerra, l’idea socialista solleva in alto,
fuori dalla barbarica mischia, il simbolo del fecondo lavoro umano...”
La
tessera dell’anno successivo, il 1916,
mostra un Ercole muscoloso, il socialismo, che combatte e tenta
di arrestare un cavallo dalle forme contorte guidato da una figura
mostruosa, la Morte che ha già ucciso milioni di lavoratori e devastato
le città che si vedono sullo sfondo in fiamme.
Nella
tessera successiva del 1917
una figura maschile accovacciata trattiene a sè una figura femminile in
lutto che tiene nelle sue mani una fiaccola, rappresentante la Vita, la
Fede, sullo sfondo delle distruzioni dovute al conflitto mondiale.
Siamo
al 1918,
un’altra tessera di guerra, raffigurante un albero d’ulivo,
a testimoniare la volontà di pace, un albero nella notte, con le radici
rosse del sangue di milioni di morti.
La
tessera del 1919
presenta due figure di profilo, a capo chino, con le mani
ancora insanguinate, che si stringono la mano, in un rinnovato gesto di
pace. Nell’altra mano hanno un martello, simbolo del lavoro, ai piedi le
spade egualmente sporche di sangue, ormai abbandonate a terra tra le
macerie della guerra.
Finita
la guerra, la vita deve riprendere.
E
nella tessera del 1920,
con una metafora ancora una volta di sapore accademico, viene
rappresentata la rinascita del movimento dei lavoratori dalle rovine della
guerra.
Nella
tessera del 1921
questa rinascita, questa speranza di rinnovamento è ancora più
trasparente: una contadina, seduta sulla porta di casa davanti a un campo
di grano (sullo sfondo una fabbrica, a significare l’unione tra
contadini e operai), ricama una bandiera rossa con il simbolo del Partito
socialista.
Compare
per la prima volta su una tessera del Partito il simbolo dei Soviet, la
falce e il martello che negli anni precedenti si era andato sempre più
diffondendo all’interno del movimento operaio italiano, fondendosi
spesso con altre simbologie come il sole, il libro, la spiga, la vanga
ecc.
E’
interessante anche notare come la scelta dei bozzetti per le Tessere
annuali di adesione al Psi, a partire dagli anni Venti, fu il risultato di
un vero e proprio concorso lanciato sulle pagine del quotidiano
socialista, concorso al quale partecipavano decine e decine di artisti e
militanti socialisti.
Ed
è sull’Avanti! del 15 novembre 1920 che viene spiegato il significato
allegorico della tessera per l’anno successivo:
“Una
bella figura di lavoratrice, viso sereno fasciato nel fazzoletto della
fatica, mani robuste e agili, siede al cospetto di una grande distesa di
messi con sulle ginocchia la rossa bandiera di cui intreccia lo stemma. E
l’oro del martell6 e della falce in campo rosso si intona con il
bagliore del grano sotto il cielo. E la serenità della donna si fonde nel
magnifico splendore della terra in fermento e con la vasta serenità
dell’azzurro. Una bella e profonda visione di vittoria pacifica, come se
già nel mondo e nelle anime il socialismo avesse diffuso la bellezza
della sua giustizia”.
Nel
1922,
l’anno dell’andata al potere di Mussolini, muta di nuovo il linguaggio
iconografico della tessera socialista, con una chiara influenza della
grafica francese che richiama la “zattera della Medusa” di Gericault.
Due figure in primo piano, una con il braccio alzato, e sopra una immagine
femminile che tiene alta una bandiera con su scritto “Socialismo”.
Nel
1923
la rappresentazione diventa essenziale: la tessera riproduce, su fondo
rosso, il nuovo simbolo del Partito socialista, dopo che con la scissione
di Livorno i comunisti hanno fatto proprio quello della falce e martello
nella corona di spighe.
Il
nuovo simbolo dei socialisti italiani si caratterizza per l’aggiunta di
un libro (l’istruzione) alla ormai accettata falce e martello (i
contadini e gli operai).
Le
allegorie delle tessere degli anni successivi riflettono in pieno il clima
drammatico di quel periodo, caratterizzato da una reazione sempre più
all’attacco e un movimento dei lavoratori costretto sulle difensive.
La
tessera del 1924
rappresenta una barca nel mare in tempesta, con un nocchiero che a stento
riesce ad evitare il naufragio. L’uomo ha un manto rosso, quasi una
bandiera, e porta il berretto frigio, simbolo di libertà, a simboleggiare
le difficoltà della sinistra, dei socialisti, la stessa libertà in pericolo.
E
sempre un senso di difficoltà, quasi un riconoscimento di una battaglia
che si va facendo ogni giorno più difficile, traspare dalla tessera del 1925:
una mano incatenata che regge una grande fiaccola, il cui fuoco forma la
parola “Socialismo” e da
quella dell’anno successivo, il 1926,
che rappresenta un giovane lavoratore circondato da rovi che cerca di
andare avanti, tenendo alta la bandiera rossa.
Ormai
il fascismo ha vinto la sua battaglia, e i socialisti conoscono la via
dell’esilio. E’ questo il risultato di gravi contraddizioni interne al
movimento socialista, delle sue profonde lacerazioni politiche, delle sue
contraddittorie esperienze, ma anche della sua inadeguatezza ad esprimere
la sua forza in termini di propaganda coordinata, efficace nei confronti
delle masse e della stessa borghesia.
La
scelta stessa degli stili, delle immagini, del modo di comunicare (e ciò
traspare anche dall’esame di queste tessere), è troppo spesso incerta e
contraddittoria, e ciò contribuirà a rendere più difficile in seguito
la ricerca della propria identità.
Dopo
la promulgazione delle leggi eccezionali con le quali la dittatura
fascista decreta lo scioglimento di tutti i partiti della opposizione, il
gruppo dirigente socialista sfuggito alle persecuzioni si trasferisce in
Francia, da dove cerca di riorganizzare la struttura del Partito in
esilio.
La
Direzione del Psi si riunisce la prima volta nel dicembre del 1926 a
Parigi. Viene deciso di riorganizzare il Partito attraverso strutture
federative e Sezioni territoriali, di riprendere la pubblicazione
dell’Avanti! e di mantenere vive per quanto possibile le tradizionali
iniziative di propaganda (Almanacchi socialisti), e di organizzazione (la
stampa annuale delle tessere).
Nel
1928 le Federazioni socialiste all’estero erano dodici:
cinque
in Francia, le altre in Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Inghilterra,
Austria, Argentina e Stati Uniti.
La
stampa delle tessere di adesione al Partito non fu mai interrotta, sia in
segno di continuità con la tradizione socialista e con la storia del Psi,
sia in quanto il tesseramento era uno dei pochi mezzi per finanziare il
Partito in esilio.
Le
tessere furono distribuite puntualmente ogni anno, ad eccezione di quelle
degli anni 1940/1943, che non furono mai stampate a causa della guerra.
Con
il 1944, la stampa delle tessere viene ripresa dalle strutture del Partito
nella clandestinità.
Ma
esaminiamo brevemente questo gruppo di tessere degli anni dell’esilio.
La
tessera del 1927,
significativa per la sua drammaticità, riprende il motto già presente
sulla tessera del 1920: un impegno, una promessa di resurrezione politica
dopo gli anni della prima guerra mondiale che non si era potuto allora
concretizzare per le profonde lacerazioni del movimento dei lavoratori
italiani e per l’avvento conseguente del fascismo. Questo impegno di
resurrezione viene ripreso nella prima tessera dell’esilio, nella quale
si vede una mano incatenata che tiene saldamente una fiaccola rossa oltre
le sbarre della prigione.
Ci
vorrà una seconda guerra mondiale per riportare la democrazia in Italia e
ridare voce al socialismo.
Interessante
l’appello della Direzione del Psi riportato all’interno della Tessera:
“Il Psi rivivrà nelle Federazioni
delle Sezioni socialiste italiane in Francia, Svizzera, Austria, Belgio e
America. L’Avanti! rimarrà l’organo del Psi e sarà pubblicato a
Parigi. Tutti i compagni devono, con lena e con fervore maggiori del
passato, raccogliere i mezzi necessari per dare vita al nostro movimento e
per venire in aiuto dei compagni che, in Italia, sono stati duramente
colpiti dai provvedimenti reazionari del Governo...”.
Nella
tessera del 1928
ritorna una immagine più volte utilizzata su manifesti e volantini del
Psi: quella del lavoratore, novello San Giorgio, che schiaccia il serpente
del male. La vanga, simbolo del lavoro molto usato insieme alla falce e al
martello, è la sua arma. La simbologia dei colori è evidente, come pure
è evidente l’identificazione del serpente, simbolo del Male, con il
fascismo. Il modello narrativo è ancora una volta quello della fiaba, del
racconto didascalico che si rifà alla tradizione cattolica, ai
“santini” allora molto in voga soprattutto nelle zone rurali.
Anche
la tessera del 1929
riprende un tema già utilizzato in precedenza dalla propaganda
socialista. In questo caso la figura umana sembra opporsi, anche se
incatenata, alla reazione che avanza.
La
tessera del 1930
è dedicata all’unità del movimento socialista con una
immagine anch’essa tipica dei primi anni del secolo, quella dei
lavoratori che si stringono la mano, anche se, in questo caso, più che
riferirsi alla tradizione del realismo ottocentesco, sembra richiamarsi
alla produzione grafica di Boccasile e delle cartoline del Regime
fascista.
La
tessera del 1931
riproduce l’immagine di un lavoratore, rappresentato come un
gigante che brandisce un martello contro una rupe, che rappresenta la
reazione e il fascismo.
Il
tema del gigante, ha le sue radici in un personaggio mitologico molto
popolare: Ercole, l’eroe che supera tutte le prove a cui è sottoposto.
Così come Ercole, il socialismo sarà in grado di superare le dure prove
dell’esilio e della dittatura fascista. In questa tessera compare per la
prima volta, sotto la scritta Partito socialista italiano, la dicitura “Sezione
della Internazionale operaia socialista”, che rimarrà negli
anni seguenti su tutte le tessere dell’esilio.
E’
opportuno ricordare che in questi anni, oltre a queste tessere ufficiali
del Psi, furono stampate anche altre tessere con la dicitura “Partito
socialista italiano” a cura di Angelica Balabanoff e del suo
gruppo.
L’anno
seguente, nel 1932,
viene stampata una tessera a suo modo diversa da quelle che l’hanno
preceduta e seguita, con una immagine in stile futurista di una bandiera
rossa su sfondo bianco e con le scritte in nero.
Solo
nel 1939, per l’ultima tessera stampata in Francia, si tornerà ad un
segno grafico in stile futurista.
Le
tessere del 1933
e del 1934 sono invece dedicate a due significative figure di leader:
Filippo Turati e Giacomo Matteotti, del quale ricorre il decimo
anniversario dell’assassinio politico.
Il
pugno chiuso, simbolo della lotta operaia contrapposto al saluto romano
fascista, compare invece sulla tessera del 1935,
con chiari riferimenti alla tessera di dieci anni prima, mentre la tessera
del 1936,
riproducente una figura maschile che alza un braccio per
salutare a pugno chiuso, ha evidenti riferimenti con la tessera di
Scalarini del 1913, pur essendo molto più violenta e realizzata con uno
stile ben diverso.
Le
tessere del 1937
e del 1938
sono dedicate al ricordo di altri compagni: a De Rosa, morto in Spagna la
prima, e a tre compagni imprigionati nelle carceri fasciste la seconda:
Pertini, Morandi e Pesenti.
Nell’ultima
tessera prima della seconda guerra mondiale, quella del 1939,
una immagine, quasi un marchio che ricorda i disegni di
Majakovski, di un uomo che rialza la bandiera rossa.
E
sarà proprio la bandiera rossa, ancora una volta l’immagine più usata
sulle tessere e nella propaganda socialista di questi anni e durante la
Resistenza. Una bandiera rossa compare sulla tessera del Partito
socialista di unità proletaria nel 1944
ed una
quasi uguale bandiera rossa sulla tessera del
1945.
Su
entrambe la falce, il martello e il libro.
A
proposito del simbolo socialista, è opportuno sottolineare fin da ora
come per molti anni questo “segno” non troverà una sua codificazione
rigorosa e definitiva e sarà disegnato in forma spesso molto diversa sui
materiali di propaganda dei primi anni della Repubblica. Verso la fine del
1946 fu inserito nel simbolo anche il sole.
Malgrado
i lunghi anni di dittatura fascista, il socialismo in Italia aveva messo
radici profonde: dopo la Liberazione esso esisteva nella coscienza di
molti cittadini come forza del rinnovamento e della democrazia.
Ma
a questa diffusa predisposizione al socialismo, non corrisponde una
struttura socialista efficiente: il Psi dell’esilio non aveva un numero
sufficiente di quadri; i
nuovi
gruppi che si erano formati in Italia si rivolgevano al socialismo, ma
molte erano le interpretazioni ideologiche e organizzative, le divisioni e
le differenze interne al movimento.
Ben
presto si arriverà alla scissione di Saragat del 1947 e, malgrado le
intenzioni del gruppo dirigente, ad una sostanziale subalternità
ideologica, politica e organizzativa al modello comunista filosovietico e
alla linea del Pci. Questa subalternità è evidente nella grafica e nel
modo di concepire la propaganda.
Nella
grafica, a cominciare dalle tessere, domina il realismo socialista e lo
stesso modo di far propaganda e proselitismo viene concepito secondo
modelli leninisti per tutto il periodo del frontismo e per quasi tutti
gli anni Cinquanta.
Solo
agli inizi degli anni Sessanta la produzione iconografica e
propagandistica del Psi andrà faticosamente e definitivamente per la
propria strada, ricollegandosi al patrimonio precedente la rivoluzione
sovietica e percorrendo strade nuove nella comunicazione politica.
La
tessera del 1946
rappresenta un tentativo di diversificazione dell’immagine,
una proposta nuova del simbolo del Partito, la falce e il martello sul
libro aperto. Sullo sfondo una città con le sue fabbriche, una città che
sembra risvegliarsi alla luce di una nuova alba.
La
tessera del 1947
riprende la simbologia dell’albero, già usata più volte prima
dell’esilio, con il simbolo ridisegnato accanto e un richiamo
commemorativo al cinquantesimo anniversario della fondazione dell’
Avanti!
E’
la tessera del 1948
a presentare segni di novità. Dedicata al centenario del
manifesto di Carlo Marx, presenta una bandiera rossa sovrapposta ad una
foto di folla in bianco e nero e richiama i fotomontaggi di Heartfield e
un certo linguaggio da cinegiornale, di moda in quegli anni.
Dopo
la tessera del 1949,
su fondo rosso, che ripropone ancora una volta il simbolo del
Partito ridisegnato con maggiore efficacia, abbiamo, in quella del 1950
di nuovo l’immagine di un lavoratore in primo piano, che sorregge una
bandiera rossa con la falce, il martello e il libro e sullo sfondo le
ormai consuete fabbriche. A ricordare che esiste ancora una Italia
contadina, rurale, alcune spighe appena disegnate ai piedi dell’uomo.
La
tessera successiva, del 1951,
riprende quasi integralmente un manifesto russo: tre mani si alzano a
sorreggere i
simboli
del socialismo. Dietro di loro la bandiera con sopra stilizzato un sole.
Al
tema della pace è dedicata la tessera del 1952,
dove per la prima volta compare il simbolo così come era riportato sulla
scheda elettorale, all’interno di una forma circolare a fondo bianco.
Interessante
la tessera del 1953,
dedicata (con
un anno di ritardo) al sessantesimo anniversario della fondazione del
Partito. La scritta “Sessanta anni di
fedeltà a/popolo” è inserita in un arcobaleno, sotto il
quale compare un corteo di persone con una selva rossa di bandiere.
“La
selva rossa di bandiere, la massa del popolo che attorno ad essa fa ressa,
non sono per nessuno una minaccia, se non per chi trama la distruzione
della libertà, della democrazia o della pace; portano a tutti la
promessa di un’Italia democratica, libera, amica di ogni popolo, fucina
di pro gresso
sociale”.
Questa
frase di Pietro Nenni, ripresa dal suo discorso a Genova per le
celebrazioni del sessantesimo, riempie l’ultima facciata della tessera e
diventerà, questa di riportare una frase del leader socialista, una
consuetudine per molti anni a venire.
Dopo
una tessera, quella del 1954,
originale per concezione grafica, ma sempre centrata su immagini di città,
su bandiere e simbolo, ne abbiamo un’altra a suo modo significativa
nel 1955,
dedicata al decimo anniversario della Liberazione.
In
essa una donna, non più idealizzata, ma reale, compare alla guida di un
corteo sventolando una bandiera rossa con sopra scritto “Libertà”,
dietro la quale sventolano, per la prima volta su una tessera
del Partito, due grandi tricolori.
In
basso compare quello che resterà per molti anni il simbolo del Psi,
definito in ogni suo aspetto grafico.
La
prima tessera del Psi dedicata all’Avanti! è quella del 1956,
che celebra appunto il sessantesimo anniversario della fondazione del
quotidiano socialista. Sul fondo, in grigio, viene riprodotta la prima
pagina del primo numero del giornale, e in primo piano una bandiera
stilizzata proietta sul foglio la sua ombra.
Una
costruzione verticale (quasi una torre di tubi come di quelle utilizzate
per le costruzioni dei palazzi), sulla quale sventolano numerose bandiere
rosse è il segno grafico della tessera del 1957,
dedicata all’unità di tutti i socialisti nell ‘unità di tutti i
lavoratori.
Una
eccezione nell’uso del colore predominante (rosso è quello del
movimento operaio, nero quello della reazione; bianco o blu quello
democristiano, arancione il liberale, verde il repubblicano...) in genere
utilizzato dai partiti in quegli anni, è la tessera del Psi del 1958.
L’immagine, consistente nel solo simbolo del Partito, è riportata su un
fondo blu. Lo stesso simbolo è blu; rossa è solo la corona del cerchio.
La tessera riporta la “parola d’ordine” di quell’anno: “Dare
al Paese una volontà e una prospettiva di rinnovamento”.
Con
la fine degli anni cinquanta, in parallelo con lo svilupparsi di una nuova
politica socialista non più legata a quella comunista, anche la
comunicazione e l’immagine del Partito cerca nuove strade: dopo la
tessera del 1959, dedicata alla alternativa democratica per un’Italia
rinnovata e migliore, quella del 1960
celebra Garibaldi: “Il
socialismo è il continuatore del moto popolare del Risorgimento” ne
è lo slogan.
Anche
la tessera del 1961
è a fondo rosso, attraversata orizzontalmente a tutto campo
dalla fotografia di una folla.
Il
tema è quello di “Liquidare la
destra clerico-fascista. Con i socialisti i lavoratori nella direzione
della società e dello Stato”.
Le
tessere dei primi due anni del centro sinistra sono prive di immagini vere
e proprie. Sono le scritte e la loro impaginazione su fondi di diverso
colore a creare un movimento, una prospettiva.
Quella
del 1962
ricorda il settantesimo anniversario del Partito: “Settanta
anni di lotte per portare i lavoratori alla direzione dello Stato”, mentre
quella del 1963
ritorna sul tema del rinnovamento: “Un
più forte Psi per una più incisiva politica di rinnovamento.”
Dopo
una tessera, quella del 1964,
dedicata al ventennale della Resistenza, nella quale è
rappresentato un gruppo di partigiani in marcia, viene stampata, nel 1965,
una tessera che per certi versi richiama la cartellonistica
cinematografica. In basso una fascia nera, con inserito dentro il simbolo
in rosso e la scritta “Partito
socialista italiano”; sopra questo tassello, una fotografia
di una strada nella quale è scritto prospetticamente “Nella
democrazia verso il socialismo
Sul
retro, una frase di Francesco De Martino “Scopo
fondamentale della nostra azione politica è assicurare un profondo
rinnovamento della società italiana, un avanzamento della democrazia in
tutti i campi, condizione indispensabile per aprire la via democratica al
socialismo”.
Le
celebrazioni del settantesimo anniversario della fondazione del
quotidiano socialista sono il tema della tessera del 1966,
realizzata con un lettering corretto ed efficace, totalmente
priva di immagini.
Il
1967
è l’anno della speranza di unificazione dei due Partiti socialisti, il
Psi e il Psdi: la tessera, ovviamente è dedicata a questo tema e mostra
due bandiere rosse legate insieme con uno stretto nodo. Su ognuna delle
due bandiere c’è il simbolo di uno dei due partiti, mentre sul retro
della tessera è riportato un brano preso dalla Dichiarazione sui principi
della Carta per l’unificazione.
Una
unificazione somma di due apparati, di due diversi modelli organizzativi,
di due diverse politiche, non poteva trovare immediatamente una fusione
grafica dei due simboli in uno solo, che fondesse il meglio di entrambi i
partiti: e così, sulla tessera del 1968,
all’interno di un cerchio, i due simboli, quello del Psi e
quello del Psdi, vengono riportati vicini, con la scritta “Psi-Psdi
unificati” su fondo rosso.
L’accoppiata
dei due simboli verrà ricordata come “la bicicletta”, con chiaro
riferimento alle sue ruote.
Per
la prima volta su una tessera, compare la scritta “Sezione
dell’ Internazionale socialista”, mentre il messaggio
politico dell’ anno viene sintetizzato nello slogan “Più
forza al socialismo per una più incisiva politica di rinnovamento”.
Sempre
su fondo rosso la tessera successiva, quella del 1969.
Finalmente il simbolo viene unificato: in un’unica forma
circolare, in alto la sola parola “Socialismo”
e poi sotto un sole a undici raggi che sorge dal mare, con
davanti un libro, la falce e il martello.
Una
breve stagione, quella dell’unificazione socialista, finita ben presto e
nel peggiore dei modi: dopo la nuova scissione, la tessera del 1970
riproduce (quasi a sottolineare la continuità ideale del Psi di questi
anni con il Psi precedente 1’ unificazione) il vecchio simbolo del sole,
della falce e del martello davanti a un libro, in attesa della
rielaborazione del nuovo simbolo del Psi.
Questa
rielaborazione, in chiave moderna, viene fatta da Sergio Ruffolo nei mesi
successivi, e compare per la prima volta sulla tessera del 1971.
All’interno
di una forma circolare, nella parte alta del nuovo simbolo si legge
chiaramente la scritta “Partito socialista italiano”, nera su fondo
bianco, delimitata all’esterno dalla circonferenza del cerchio e
all’interno da una serie di fitti raggi di un sole che contiene il
libro, la falce e il martello.
Sotto
questa immagine, in negativo, la sigla PSI.
La
tessera dell’anno successivo, il 1972,
presenta quella che sarà l’immagine base della campagna per
l’ottantesimo anniversario della fondazione del Partito e della campagna
elettorale del Psi di quell’anno: un giovane, con un pugno alzato e lo
slogan “Psi, ottanta anni di
lotta”. Una versione moderna, per certi versi, della tessera
di Scalarini del 1913, mentre la tessera del 1973
sottolinea l’impegno socialista per la pace nel Vietnam.
Con
quest’ultima tessera si chiude un ciclo nella grafica del Psi. Inizia in
questo periodo un profondo rinnovamento nell’ immagine del Partito. Il
settore che cura la produzione dei mezzi di propaganda viene rinnovato, si
pone più attenzione alla confezione dei messaggi, alla loro
visualizzazione.
Inizia
proprio nel corso del 1973 la collaborazione di Ettore Vitale, un grafico
che da quell’anno in poi contribuirà in modo determinante a rinnovare
l’immagine del Psi, che avrà così per più di quindici anni, una
coerente ed efficace immagine coordinata.
La
prima tessera disegnata da Vitale è quella del 1974,
dedicata a Giacomo Matteotti e a Salvador Allende, il Presidente
socialista cileno ucciso dai golpisti di Pinochet.
Le
due morti drammatiche vengono messe in parallelo: dietro il volto
umanissimo di Matteotti, in primo piano quello di Allende. Due impegni di
vita spezzati, come spezzati sono i due fili rossi che attraversano
orizzontalmente la tessera e che uniscono i due ritratti.
Tornano,
nei due anni successivi, il 1975
e il 1976,
due tessere a fondo rosso, estremamente corrette. La prima, quella del
1975, dedicata al trentennale della Resistenza, la seconda a Rodolfo
Morandi. In quest’ultima, è il testo a divenire immagine, a colpire
per la sua essenzialità.
Le
tessere successive sono una significativa espressione grafica delle
idee/forza del nuovo corso del socialismo italiano.
I
cambiamenti politici nel Psi con la segreteria Craxi si fanno ben presto
sentire, come pure quelli organizzativi e di immagine. Cambia il modo
stesso di presentare la vita e la politica di un partito all’esterno,
nella società cambia il modo di fare i Congressi, che diventano sempre più
Convention moderne, non più grigie e anonime riunioni di apparati. Cambia
l’immagine del Partito, che si identifica nel suo leader, come avviene
nelle più avanzate democrazie europee. E cambia il modo di comunicare.
Il
settore propaganda si struttura come una vera e propria Agenzia di
comunicazione e di produzione mezzi.
E
soprattutto, continua nel tempo e si rafforza l’immagine coordinata del
Partito: non più singoli manifesti, singole campagne, ma una immagine
essenziale, efficace, immediata, affidata allo stesso grafico, e quindi
riconoscibile, collegata tra i vari mezzi, che diventano non più a sè
stanti, ma parte di uno stesso, unico discorso.
Anche
nelle tessere è visibile questo coordinamento, questa unicità di stile
che si rinnova, che rivisita la tradizione del socialismo italiano in
chiave moderna, che percorre nuove strade.
La
tessera del 1977,
dedicata all’ottantesimo della fondazione del quotidiano socialista,
rielabora una vecchia immagine del 1902, mentre l’anno successivo, nel 1978,
il tema dell’eurosocialismo viene visualizzato con una grande bandiera
rossa continua, all’interno della quale vengono disegnati i contorni dei
Paesi europei.
La
tessera del 1979
mostra il nuovo simbolo del Partito su un fondo realizzato dalla
iterazione della scritta “Europei perchè socialisti”.
Il
cambiamento del simbolo, come verrà dimostrato negli anni seguenti, non
è un capriccio o una innovazione formale, ma un bisogno sostanziale di
testimoniare anche visivamente il cambiamento politico in corso nel
Partito, il suo ricollegarsi alle tradizioni del riformismo socialista dei
primi anni del secolo, il superamento di una stagione frontista o comunque
di incertezza ideologica, definitivamente passata.
Questo
cambiamento avverrà per gradi: con il Congresso di Torino del 1978, ai
tradizionali segni distintivi del socialismo dagli anni Venti in poi (la
falce, il martello, il libro) viene aggiunto in primo piano un garofano,
il fiore rosso ben presente nella iconografia socialista dei primi anni
del secolo, ripreso nel 1973 in un manifesto da Ettore Vitale e utilizzato
in seguito nel 1976 per visualizzare il Congresso di Roma di quell’anno.
Solo
alla fine degli anni Ottanta, al Congresso di Milano, si passerà alla
definizione finale del nuovo simbolo, dal quale scompariranno
definitivamente la falce e il martello, simboli della rivoluzione
bolscevica.
Anche
la tessera del 1980
è dedicata al nuovo simbolo, sebbene riporti sulla
controcopertina una frase di Pietro Nenni, scomparso proprio alla fine del
1979: “La nostra funzione è, e
rimane, quella di secondare la vita democratica delle masse, la riforma
dello Stato, la riforma della società in termini di libertà e di
democrazia.”.
Sarà
la tessera successiva, quella del 1981
ad essere dedicata ufficialmente al leader del socialismo da
poco scomparso.
Su
un fondo rosso e bianco, il volto pensoso di Nenni sembra guardare
lontano, al decennio che è appena iniziato e che, con parole profetiche
aveva commentato egli stesso nel suo ultimo articolo per l’Almanacco
socialista: “Gli anni Ottanta saranno decisivi, tutto è in questione, tutto è
posto di fronte alla alternativa di rinnovarsi o di perire”.
Anche
nell’ultimo decennio viene rispettata la tradizione di commemorare la
ricorrenza della fondazione del socialismo italiano. Nè poteva essere
altrimenti ora che i socialisti vanno alla ricerca della propria storia, e
dalla propria storia traggono forza per la loro politica.
La
tessera del 1982
riprende una immagine tratta da una vecchia cartolina della fine del
secolo scorso, e la attualizza con una impaginazione moderna: un tricolore
divide la parte bassa dell’immagine, nella quale un sole sorge ad unire
due cortei di lavoratori, guidati dalla Fede nel socialismo, da quella
superiore, dedicata a contenere il simbolo del Partito, una frase di
Garibaldi “Il socialismo è il sole
dell’avvenire” e il tema delle celebrazioni del
novantesimo: “Il rinnovamento
socialista ha una storia”. Il risultato è una riuscita
fusione tra una immagine del passato e una grafica moderna, efficace, essenziale.
La
tessera del 1983
è dedicata alla emancipazione femminile: una prima immagine, quella di
Anna Kuliscioff, riempie la facciata esterna con la frase “Eguaglianza,
la più lunga lotta dei socialisti”. Un’altra
illustrazione, di un grande garofano, completa con la scritta “Partito
socialista italiano” 1’ ultima facciata di questa tessera.
Dopo
un’altra tessera, quella del 1984,
dedicata all’Europa, si torna a rivisitare la propria storia
celebrando nel 1985
il centenario della nascita di Giacomo Matteotti.
Dal
1986
le tessere socialiste cambiano ancora una volta stile: non più
le consuete e ormai superate tessere in cartoncino; i tempi si evolvono e
i documenti di riconoscimento diventano più piccoli e funzionali,
plastificati, sul tipo delle “card”.
La
prima di questa nuova serie è la tessera dedicata al novantesimo
dell’Avanti!, graficamente tra le più significative.
Una
impaginazione da quotidiano di un testo su quattro colonne e di una
immagine a colori, il centauro, segno distintivo della Società Editrice
Avanti! fin dall’inizio del secolo, sopra la quale, come un titolo di
giornale, è riportato “1896 1986
Novantesimo dell’Avanti!” e in alto la “A” liberty
della testata del quotidiano socialista, disegnata da Galantara un secolo
prima, si fonde con un “90” in un segno tricolore.
La
tessera del 1987
anticipa quello che nei mesi successivi sarà il tema della campagna
elettorale per le elezioni politiche: “Fiducia
nell’Italia che cambia”. E per visualizzare questo
cambiamento viene presentata una riscrittura, in chiave moderna, del
diffusissimo “Quarto Stato” di Pelizza Da Volpedo: non più
l’avanzata di un corteo di contadini, ma, raffigurati nella stessa
posizione del quadro originale, una Italia composita che avanza,
lavoratori in tuta, ma anche ceti medi, donne, professionisti...
Dopo
una tessera, quella del 1988
che rende omaggio a Vittoria Nenni, morta nel campo di
concentramento nazista, e che riproduce un suo ritratto di Guttuso,
abbiamo una delle tessere più belle del periodo, quella dedicata nel 1989
al duecentesimo anniversario della Rivoluzione francese.
Su
un fondo grigio chiaro, le due date e la scritta “Libertà,
Fraternità, Uguaglianza”. In alto, una immagine di una donna
con il berretto frigio, ripresa dalla copertina dell’ Almanacco
socialista del 1922, delimitata dai colori delle due bandiere, quella
francese sulla sinistra e quella italiana sulla destra.
In
basso, sotto la scritta, i colori delle due bandiere si fondono in un
unico segno, a significare il superamento dei confini degli ideali di
libertà, di fraternità e di uguaglianza.
Significativa
anche la tessera dell’anno successivo, il 1990:
dopo la data, a grandi cifre, la scritta “il
socialismo italiano compie 98 anni: un nome antico, un partito giovane”.
L’immagine
è su due piani sovrapposti: dietro, una bandiera rossa che si fonde con
tre fasce tricolori che si sviluppano libere in un paesaggio posto in
primo piano, a significare la fusione degli ideali socialisti con la
storia del nostro Paese.
L’ultima
tessera contenuta nella raccolta allegata a questo inserto è quella del 1991,
dedicata a Pietro Nenni nel centenario della nascita. La foto
del leader è quella già utilizzata nella tessera del 1981, a rafforzare
una immagine già utilizzata.
Essenziale
il lettering, con le sole date della nascita e del centenario. In primo
piano, la firma in nero di Nenni.
Un
secolo di socialismo italiano nelle immagini delle tessere di adesione al
partito: una testimonianza viva delle sue lotte, delle sue “parole
d’ordine”, del modo di comunicare all’interno e all’esterno del
Partito stesso, una documentazione non “fredda” e formale, ma carica
di emotività, di vita vissuta.
Osservando
queste tessere che parlano del lungo impegno dei socialisti italiani,
vengono in mente le centinaia di migliaia di iscritti che, negli anni, le
hanno gelosamente conservate come segno di adesione e di fedeltà agli
ideali di libertà e di giustizia sociale che sono alla base del
socialismo.
Ad
essi è dedicato questo libro.
Angelo Molaioli
|